di Alessandro Busi

  1. La riforma del lavoro facciamo finta che piace a tutti, non piace a tutti, ma mica si può stare ad aspettare anche lo zoppo se c’hai da correre, lo zoppo aspetterà il secondo turno, oppure ad un certo punto, si adegua, si compra uno di quei motorini a quattro ruote e va alla nostra velocità, che c’è uno del mio paese ce l’ha e corre anche bello forte, quello del mio paese con quel motorino lì. Comunque, a parte questo, la dichiarazione da far girare è che «nessuno oggi ha potere di veto», quindi anche se lo zoppo rompe il cazzo e si mette steso per terra e occupa tutta la carreggiata mettendo per il lungo le stampelle, tu lo salti e vai via veloce, poi, quando i giornalisti ti chiedono ma che fine ha fatto lo zoppo?, tu dici, boh, non so, si stava riposando, comunque siamo tutti rammaricati molto per il fatto che non è qui con noi a correre, lo zoppo.
  2. Altra cosa importante della riforma del lavoro è che nessuno l’ha voluta, ma tutti l’hanno voluta. Attenzione che è difficile, ma è cruciale. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, non c’era altro modo… per il bene del Paese. Capito? Lo ripeto: Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, non c’era altro modo… per il bene del Paese. Ok? Quindi, noi non abbiamo scelto di fare la riforma del lavoro, non avremmo voluto togliere l’articolo 18, ma la BCE e DioInTerra ce l’hanno imposto. Noi abbiamo fatto quello che era da fare per il bene del paese.
  3. “La flessibilità vale” deve essere lo slogan. Siccome i contratti precari rimarranno tali e quali, siccome costeranno quell’1,4% in più, che mica è un aumento della paga per chi lavora, no, è per un fondo speciale per il futuro futuroso futuribile sussidio di disoccupazione, quindi nessun datore di lavoro avrà problemi ad usarli, siccome i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, ricordarsi che la flessibilità vale, il precariato non esiste più, la parola precario è abolita e si usa flessibile. Se per esempio, da oggi, andate a vedere uno spettacolo di un funambolo, da oggi, il funambolo avrà un equilibrio flessibile. Inoltre, ricordarsi di chiedere a tutte le tv di mandare in onda le avventure di Tiramolla, dargli un gusto vintage – così piace anche ai precari 20-30 – e creare il gruppo su Facebook tiramolla il mio mito di vita: flessibile fino all’osso, flessibile a più non posso.
  4. “Noi vogliamo apprendistato come formazione professionale, e possibilmente la conferma”. Imparate tutti da Elsa Fornero che cosa vuol dire dire tutto per non dire nulla. Questo, che è stato il principio regolatore di questa riforma, deve essere il modo cardine per presentarla. Provate a pensare a questa frase. Cosa significa? Noi vogliamo l’apprendistato per quello che è sempre stato e poi boh, ma magari sì, in fin dei conti la speranza è l’ultima a morire. Altri esempi di frasi del genere che potete usare con i giornalisti sono Noi vogliamo la flessibilità e possibilmente anche la stabilità, oppure Noi vogliamo gli ammortizzatori sociali e possibilmente anche dei soldi per i lavoratori in difficoltà. Ok? Tutto chiaro?
  5. Qui attenti che è una roba grossa, importante, la questione dell’Articolo 18. Io vi ricordo solo che, anni fa, quel barba di Cofferati ha intasato Roma per un sabato intero per questo articolo qui. Noi per ora siamo sereni, ma non dobbiamo fare cazzate. Allora, il punto da presentare sull’Articolo 18 è questo: i licenziamenti discriminatori non si fanno, sono una brutta roba e se licenzi un negro perché è negro ti tiro uno scappellotto che ti faccio girare la testa quattro giorni, ok? Ma, ma, attenzione al ma. Ma, se licenzi il negro, non perché è negro – ci mancherebbe altro, tu hai anche adottato a distanza un bambino dell’Uganda dopo che tuo figlio t’ha fatto vedere un video di mezz’ora che si chiama Kony 2012 – ma perché sei in un momento di difficoltà economica, allora tutto ok. L’importante qui è ricordarsi bene di dire che la crisi economica è finita. Ribadisco: La crisi economica è FINITA. Perché? Beh, è ovvio: se si scopre che c’è la crisi economica è normale che tutti i licenziamenti sono per ragioni economiche, no? Invece, se noi mettiamo la crisi sotto il tappeto, non diciamo nulla a nessuno, allora, sembra che siamo contro le discriminazioni, ma che se uno va male, va male. Ok? Occhio che qui ci giochiamo la possibilità di fare la biciclettata al centro di Roma al sabato pomeriggio, ragazzi, compatti e massicci.

Bene, questi sono i punti essenziali per presentare la riforma, poi c’è qualche altro aspetto base, tipo:

–  alziamo la disoccupazione, ma dopo sei mesi la abbassiamo senza specificare di quanto;

–  dire che si combatteranno le finte partite iva combattendo le finte partite iva, spiazza e funziona;

–  ci sarà la paternità obbligatoria, ma non specificare che se hai un contratto a chiamata e ti pagano a ore non avrai nulla di tutto ciò, dato, appunto, che ti pagano a ore;

–  dire che non ci saranno più gli stage gratuiti, ma evitare accuratamente di parlare dei tirocini, che se togliamo quelli alle Asl, per dire, ci vanno tutte in malora;

–  parlare del fondo di solidarietà per i licenziati degli anziani, ma non dire assolutamente che, visto l’innalzamento dell’età pensionistica, un cinquantacinquenne che viene licenziato non è a pochi anni dalla pensione, quindi, presumibilmente, non ne avrà diritto;

Ok, queste sono le linee guida per presentare a giornalisti e persone varie la riforma del lavoro che andiamo a fare. Mi raccomando, ultima cosa: se c’è qualcuno che si oppone, la linea deve sempre essere certo, teniamo molto alle sue ragioni, ma… e poi lì buttarci un qualche assoluto a caso, tipo, esempio: certo, teniamo molto alle sue ragioni, ma una rondine non fa primavera. Ok?

Bene: andate, parlate e convincete.

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Ps: chi avesse voglia, ma senza obbligo, questa è l’immagine da usare per fare attacchinaggio

Informazioni e citazioni prese da http://www.corriere.it/economia/12_marzo_20/lavoro-incontro-parti-sociali_c405f79e-7254-11e1-a140-d2a8d972d17a.shtml

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