di Claudia Boscolo

Sono passate poche ore dalla sconcertante dichiarazione del ministro Fornero riguardo l’impossibilità per il governo di concedere il reddito minimo garantito, sennò in un paese che ha il sole nove mesi all’anno i precari si siederebbero a mangiare pasta al pomodoro invece di lavorare. Ecco, noi grandi mangiatori di pasta al pomodoro nonché amanti di questo paese di sole e di mare, dal quale abbiamo scarsa intenzione di schiodarci, preferendo piuttosto interrogare il Governo fino allo sfinimento perché ci dia quello che ci spetta di diritto e cioè la possibilità di lavorare senza sentirci perennemente in prestito, siamo stati a trovare il Movimento Studenti Macerata, un gruppo di attivisti piuttosto combattivi, che organizza seminari di autoformazione sulle tematiche più scottanti della vita sociale e culturale dell’Italia di oggi.
Venerdì 2 marzo la redazione di PrecarieMenti si è quindi riunita presso un’aula della Facoltà di Lettere dell’Università di Macerata, dove Paolo Greco e Nadia Bertini hanno introdotto il seminario dal titolo Le nuove forme della precarietà. Nadia ha illustrato gli scopi che si propone il Movimento in questa serie di incontri, e Paolo ha moderato gli interventi lasciando la parola prima alla sottoscritta e poi a Luca Giudici.

Per quanto riguarda il mio intervento, mi sono prodotta in una panoramica della genesi e degli intenti del nostro blog, che milita ormai da più di due anni sul fronte dell’esplorazione di tematiche e urgenze del mondo precario. Naturalmente, questa panoramica non ha avuto solo lo scopo di pubblicizzare il blog, ma soprattutto di avanzare ipotesi e far emergere constatazioni di fatto sulla condizione precaria in questo paese, dove l’assoluta assenza di copertura tramite ammortizzatori sociali per i lavoratori sottoposti alle tipologie contrattuali prevista dalla Legge 30 ha ridotto i giovani ma anche i non più giovani a lavoratori a contratto nella condizione di incapacità sociale di decidere per sé e per il proprio futuro. Ci premeva sentire cosa avevano da dire i ragazzi a proposito, e l’impressione che abbiamo ricavato dal dibattito è che sia ormai maturato un livello di consapevolezza tale rispetto al problema che ci si potrebbe trovare presto di fronte a possibili risoluzioni dell’annoso interrogativo “che fare?” Le risposte non le ha nessuno, dipenderebbero più che altro da volontà governative attualmente assenti, da politiche sindacali a dir poco agonizzanti, e quindi una delle possibili strade rimane proprio quella percorsa dal Movimento, cioè organizzare questi seminari di autoformazione per capire come mettersi al riparo davanti a una legislazione iniqua che depriva una buona fetta di lavoratori di questo paese di diritti acquisiti da altre categorie con anni di lotte; fermo restando che le ombre gettate dalle sagome inquietanti di questo governo stanno offuscando anche i diritti già acquisiti: all’orizzonte si profila una stagione di lotte aspre, non tanto per raggiungere tutele che sembrano al momento inottenibili, con larghissima responsabilità dei sindacati, ma per difendere con i denti i diritti di base, la cui possibile rimozione rappresenta un motivo di vergogna nazionale.
La questione che sembra avere più colpito gli studenti presenti è stata quella sollevata anche sul lato teorico da Luca Giudici della redazione, cioè la necessità di definire questa moltitudine che appartiene al terziario avanzato ma non gode di alcun privilegio rispetto a quella che un tempo poteva essere una posizione comoda, e anzi ne è stato sistematicamente deprivato negli anni (vedasi anche la scandalosa applicazione della L30 alla PA). La questione ormai ha assunto il profilo di un classico del dibattito sul precariato cognitivo: è possibile oggi definire il cognitariato una classe sociale? Se non è possibile, perché? E se invece ci fossero i margini per poterne parlare in questi termini, si aprirebbe una possibilità di dialogo con la classe operaia precaria? Cosa unisce oggi i giovani nella lotta, la classe o la tipologia contrattuale? Nessuno di questi interrogativi è semplice; il confronto con la teoria economica marxiana è pesante e per quanto possa puntellare il lato teorico, risulta innegabile che davanti a questioni lavorative molto concrete la teoria deve cedere il passo a nuove pratiche di lotta.
Durante il seminario è intervenuta Elisa Buccolini di Network Precario, in diretta Skype dal Libano dove si trova in missione come cooperante internazionale. Elisa ci ha illustrato l’operato del collettivo, rivolto soprattutto ai lavoratori della cooperazione internazionale, ma non solo. Aperto di fatto a tutte le tipologie lavorative che prevedano frequenti cambiamenti contrattuali con tutte le conseguenze del caso, il Network è una miniera di informazioni utili soprattutto a chi si sposta spesso per il mondo e a chi ha voglia di intraprendere l’impegnativa strada della cooperazione. PrecarieMenti ha solidarizzato con i compagni di Network Precario con cui lavorerà di certo in futuro. Siamo d’accordo che sia fondamentale seguire la via della collaborazione fra le organizzazioni e i collettivi che affrontano la problematica del lavoro precario anche da punti di vista diversi, detto che con Network Precario ci siamo trovati d’accordo sostanzialmente su tutto.
Divulghiamo quindi il  video promo Vita Precaria, “un susseguirsi di storie e di opportunità di individui che nella crisi vedono la possibilità per una crescita”, prodotto da loro per dare vita a una narrazione collettiva sulla condizione precaria e raggiungere attraverso la rete anche chi si sente più isolato, far sapere che il mondo precario è variegato, che può anche essere vissuto come apertura verso il mondo, sempre con la consapevolezza che i legislatori sono in debito con noi di una normativa  compatibile con le assurde pretese che avanzano da noi ormai da anni (questo lo aggiungiamo noi).

In un prossimo post pubblicheremo l’intervento di Luca Giudici e i file delle registrazioni del seminario che stiamo aspettando dai ragazzi del Movimento.

Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile il seminario, Paolo e Nadia che hanno introdotto e moderato e i tecnici del collettivo che hanno garantito il collegamento di Elisa via Skype e che ci hanno registrati, e il collettivo Perugino Ri Beaux Unicommon per aver partecipato alla discussione.