Un pomeriggio in ottima compagnia

Ieri il nostro blog collettivo è stato protagonista di un doppio appuntamento a Bolzano. Il pomeriggio è iniziato alla grande negli studi della Sede Rai, dove siamo stati ospiti di Zeppelin, il programma condotto da Paolo Mazzucato, in onda sulle frequenze di RadioDue. L’atmosfera non poteva essere delle migliori, come anticipato dal nome stesso della trasmissione: durante la prima parte in studio con noi c’erano due membri della blues band Ago & Friends, Agostino Accarino e Lucas Insam, organizzatori del primo festival blues di Bolzano, che con nostra massima soddisfazione hanno raccontato agli ascoltatori le caratteristiche della musica blues accompagnandosi con pezzi memorabili che ci hanno fatto saltare sulle nostre poltrone. Noi di PrecarieMenti, infatti, siamo inossidabili estimatori  del genere, quindi non potevamo cascare meglio! Agostino si è pure lanciato in un paragone azzeccatissimo fra blues e precariato: “anche qui vedo il blues, perché non c’è nulla di più precario del blues”, affermazione seguita da un’interpetazione del detto feeling blue da parte del nostro Flavio Pintarelli, che quando ha l’occasione per sbrodolare ce la mette tutta. Alla fine della trasmissione abbiamo scoperto che anche il chitarrista della band, Lucas, è un filologo germanico, il che dimostra – se ce ne fosse ancora il bisogno – il legame stretto fra filologia e competenza musicale. Un saluto dalla rete ad Ago e Lucas. Ci rincontreremo!

Sempre nel corso della prima parte (fino al minuto 40’.40’’ del file audio qui sotto) i nostri Claudia Boscolo, Luca Giudici e Flavio Pintarelli si sono intrattenuti con Paolo Mazzucato in una lunga chiacchierata sui vari temi legati a scrittura in rete e precariato, in relazione al fatto che l’appuntamento con il nostro blog presso la Biblioteca Civica di Bolzano programmato per il tardo pomeriggio era inserito nel contesto della rassegna organizzata da Pintarelli dal titolo “La scrittura ai tempi di Internet”. Quattro appuntamenti che hanno visto protagonisti alcuni carissimi amici del nostro blog: eFFe di Finzioni, le vecchie conoscenze Vanni Santoni e Gregorio Magini, fondatori di Scrittura Industriale Collettiva, e i fratelli Simone Ghelli e Gianluca Liguori, fondatori di Scrittori Precari e animatori anche del nostro blog. Molti, dicevamo, i temi, a partire da alcune considerazioni sul digitale, che fin dalla sua apparizione è stato un mezzo per comunicare e consolidare riflessioni sulla natura dello scrivere. Il tema del giorno, però, era ovviamente l’animosità nei blog, in seguito a un dibattito ancora in corso in vari luoghi della rete. La domanda è quella di sempre: è giusto che chiunque entri a gamba tesa nei commentari? Risponde naturalmente il Pintarelli, esperto di dinamiche di rete. Argomento spinoso, su cui si discute ciclicamente, ma che rimane un non-argomento, una discussione sterile, perché i luoghi di discussione in rete sono fatti da pratiche e non da teorie, e hanno senso solo se vengono usati. Non c’è alcuna difficoltà a mettere ordine in una discussione, se lo si vuole fare; se non lo si vuole fare c’è sempre il pericolo che la discusisone degeneri, come può succedere al bar. In buona sostanza, sta a chi tiene il blog decidere cosa può e cosa non può accadere a casa propria. Rimane aperta la questione dell’anonimato, anche se è necessario non confondere l’anonimo commentatore con chi decide di costruirsi un’identità di rete, cioè chi lavora con un nickname e che è facilmente riconoscibile. Riguardo a questa questione, rendiamo omaggio all’amico jumpinshark che ha scritto il post definitivo sul cosiddetto trollaggio.

La rete apre quindi possibilità di trasformazione della scrittura. In questo blog, fa notare Mazzucato, si trovano professionalità e competenze senza il timore di esporsi in rete. Scrivere in rete per PrecarieMenti significa confrontarsi con una scrittura aperta in uno spazio aperto, uno spazio che accoglie il punto di vista di chi non opera in accademia. La rete di fatto è uno spazio aperto e una risorsa che deve essere sfruttata. Nel nostro caso,  non abbiamo problemi a confrontarci con la brutalità della realtà che ci circonda, e ad affermare apertamente dalla rete che le conoscenze e la formazione culturale non vengono utilizzate opportunamente all’interno di strutture che potrebbero sfruttarle ponendo così fine all’impoverimento culturale di cui siamo stati testimoni negli ultimi vent’anni. Nel nostro blog siamo propositivi, e abbiamo deciso scientemente di proporre uno scenario diverso per il futuro, e di non cedere alcuno spazio alle lamentele e all’auto-commiserazione, per quanto sia facile e comprensibile questa deriva. Noi abbiamo a modello i grandi bluesman del passato, che dal feeling blue ricavavano energia e creatività. Chi ha dedicato la vita a costruirsi una preparazione e si trova a non riuscire a lavorare con ciò che ha studiato, non si confronta con una problematica nuovissima. Sono in realtà temi vecchi di vent’anni, fa notare Luca, però siamo arrivati a un livello per cui chi fa ricerca non ha sbocchi. In questo panorama la rete si configura come uno spazio capace di assorbire competenze professionali che il mondo del lavoro non è ancora riuscito a far fruttare, per una serie di ragioni che hanno a che fare con la strutturazione del mercato di lavoro. Internet, tuttavia, è un’industria, vive sul contenuto prodotto dagli utenti, crea utile, quindi le potenzialità per  utilizzare le competenze in rete ci sono. Quello che deve cambiare è il modo di intendere il lavoro culturale e la sua dignità indiscutibile.

Mazzucato ci ha poi chiesto se scrivere su PrecarieMenti è una soddisfazione o una denuncia di mancanza di alternative. Risponde Claudia: in realtà sono esperienze completamente diverse, scrivere sul web è molto stimolante, sai che stai parlando a un utente diverso che potrebbe interagire con te, c’è un’ipotesi di apertura totale rispetto a chi riceve il messaggio che stai mandando. Si possono lanciare degli interrogativi e ci si aspetta che qualcuno li raccolga, mentre su rivista scientifica si pubblicano risultati, il discorso è chiuso e circolare, si parte da una premessa e si raggiungono delle conclusioni. Manca l’interazione, che è l’anima del web. È proprio qui che il discorso sull’animosità del web perde di interesse, in quanto l’autorevolezza in rete si misura in rapporto alla fondatezza dei discorsi che si portano avanti. In mancanza di un’identità legata a un curriculum, i discorsi acquistano autorevolezza anche in relazione alla capacità di costruire comunità attorno a tematiche condivise e affrontate con reale competenza. Su questo la redazione è concorde: in rete l’autorevolezza non ti è data dall’accademia in base ai titoli, ma te la conquisti con la forza stessa delle tue retoriche e con la capacità di includere gli interlocutori, e non di respingerli con le retoriche disciplinari ed esclusive tipiche di certa accademia.

[Nella seconda parte della trasmissione (dal minuto 40’.40’’ del file audio) sono stati ospiti Grazia Verasani, che ha speso anche qualche parola sulla situazione drammatica dei lavoratori del mondo dello spettacolo, un argomento che ci interessa e a cui il nostro blog dedica da sempre la dovuta attenzione; Paola Vismara, che ha parlato della Giornata del Migrante, iniziativa organizzata in seno al mondo cattolico e caldeggiata da questo governo, il cui lato più interessante consiste nella proposta di legge perché i figli di immigrati dei paesi extra-europei nati in Italia possano essere riconosciuti come cittadini italiani, una proposta encomiabile e che andrebbe a risolvere molte problematiche del già martoriato mondo dell’immigrazione. Subito dopo un intervento di Elio, che sarà a Bolzano con lo spettacolo Gianburrasca (musiche di Nino Rota) il 17 gennaio.]

Il blog ritorna protagonista della trasmissione nell’ultima decina di minuti (da 1.15’.49’ del file audio), durante i quali si è parlato di precariato scolastico e di insegnamento come mestiere vocazionale, del ruolo della CGIL nell’attuale discussione sul precariato fra i lavoratori della conoscenza, e della questione degli stage non retribuiti. Il nostro intervento si conclude con una considerazione sulla natura del nostro blog, che non punta a rincorrere l’attualità, ma a portare avanti un discorso preciso che ci invita a volte a stare un po’ in silenzio, per tornare attivi solo quando abbiamo qualcosa di veramente importante di cui parlare.

Qui il file audio della trasmissione intera. Zeppelin 12 – 01 – 2012

Alla Biblioteca Civica

Il pomeriggio è proseguito nell’accogliente saletta della Biblioteca Civica di Bolzano, dove abbiamo incontrato un pubblico vario, curioso e interessato, con cui abbiamo discusso di forme di auto-rappresentazione in rete con riferimento al mondo precario. Naturalmente il pensiero è andato spesso agli amici ScrittoriPrecari, che su questa tematica hanno costruito una grande narrazione polifonica, il cui successo in rete e fuori della rete testimonia l’importanza del loro operato. Delle domande dal pubblico una in particolare ci ha colpiti, cioè se l’esserci riuniti attorno a una tematica condivisa solo da una fascia generazionale e grazie a un mezzo dominato quasi esclusivamente da quella stessa fascia non ci porti a una forma di auto-ghettizzazione, a un chiuderci al dialogo con chi prima di noi ha discusso, ha fatto politica e magari avrebbe voglia di interagire con noi. La nostra risposta è stata e sarà sempre: ben vengano tutti gli interlocutori, perché il fuoco attorno al quale ci raccontiamo e cerchiamo di capire noi stessi e il mondo in cui ci ritroviamo a vivere scaldi l’animo dei fratelli più grandi, dei padri e dei nonni. Lungi da noi l’idea di respingere il dialogo con chiunque, coetanei e non. Anzi, al contrario, lasciamo i nostri lettori di oggi con un augurio perché il dialogo transgenerazionale non si spenga mai, e tutte le conoscenze e le competenze acquisite nel corso degli anni si tramandino di generazione in generazione, attorno a questo fuoco metaforico che è la rete.

[C. B. per la Redazione]