di Carlo Antonicelli

Premessa

Sul sito di InfoAut vedo riportate con condiscendenza le parole di Valentino Parlato: “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”. Valentino ovviamente non era alla manifestazione e non ha dovuto temere che il proprio corpo potesse sanguinare.

Leggo anche in un pezzo firmato plus militant che a Roma ci sarebbero state “ore di resistenza”. Resistenza a cosa? Alla PS che si è fatto di tutto perché caricasse il corteo?

Infatti, nonostante la polizia si fosse ben nascosta, e stesse a presidiare i palazzi del potere lontani dal corteo, costoro, hanno prima terrorizzato molte persone del corteo, causato la perdita di tre dita a un ragazzo, picchiato chi li fotografava, e dopo hanno provveduto alla devastazione organizzata e al collasso del corteo.

La strategia era studiata. E ha avuto quasi del tutto successo. Si voleva smembrare il corteo, mettergli dei “tappi” per poterlo rendere intercettabile alle cariche, e infine far arrivare la polizia in piazza S. Giovanni e aspettare che il peggio avvenisse. Ma questa minoranza violenta (e sottolineo, minoranza) non si è accorta che la gente non aveva intenzione di tenere la piazza né tanto meno di seguire la loro strada, infatti ne hanno preso un’altra – letteralmente: sono andati verso Piramide e Circo Massimo.

CON  il CORPO degli ALTRI

ore 15.45 circa Quando una piccola parte delle persone (nell’ordine delle migliaia) era già arrivata in piazza S. Giovanni e tutto si svolgeva nella massima tranquillità, in via Labicana (500 metri più dietro lungo il percorso autorizzato della manifestazione) la strada è stata occupata da cassonetti che poi  sono stati bruciati, è stata devastata la sede di ManPower al civico n° 88 e poi è stato appiccato il fuoco alla  CASERMA “G. CARRECA” della GdF n° 9, in modo da creare un tappo al corteo. Il corteo si è quindi spaccato in due: coloro che precedevano i violenti hanno potuto raggiungere piazza S. Giovanni attraverso il percorso prestabilito, senza alcun problema. Tutti coloro che invece erano dietro i violenti (la maggior parte) si è trovata nel mezzo, impossibilitata a muoversi (pensate che c’erano anche dei camion, gruppi organizzati che si muovevano insieme). Mappa

Dubito che la scelta di bloccare il corteo in questo punto sia stata casuale. Via Labicana infatti è una strada piuttosto stretta – almeno per contenere l’alto numero di persone che sfilavano. Inoltre, dettaglio non insignificante, le vie d’uscita laterali sono poche e strette. Per certi versi potremmo fare un parallelo con Via Tommaseo a Genova, per dare idea di come si presenti via Labicana, nel pezzo che congiunge Colosseo all’incrocio con Via Merulana. Anche da un punto di vista strategico ci sono delle consonanze tra ciò che è avvenuto a Genova e ciò che si voleva avvenisse a Roma. Infatti, ad un certo punto il corteo non poteva andare né avanti (per via del fumo, dei cassoni, delle fiamme e della polizia che intanto aveva iniziato le cariche di alleggerimento), né indietro (per l’alto numero di persone che affollavano la strada). Era il punto ideale per una carica. Mappa Anche la posizione di questi incappucciati era stata evidentemente pensata: erano giusto davanti ai COBAS e ai gruppi più “caldi”, ovvero coloro che, sollecitati dalla polizia, rispondono.

ore 16.15 circa Quando i primi battaglioni di polizia scendono dal Laterano si trovano davanti (ovvero all’incrocio tra Via Labicana e Via Merulana) la testa del corteo che è stata spezzata dai violenti. La gente urla, fischia, perché teme che la carica sia diretta verso gli incolpevoli e pacifici manifestanti. Io con altri manifestanti (risaliti da via S. Giovanni in Laterano, verso la piazza) vediamo passare accanto a noi poliziotti armati di scudi e manganelli. Temiamo seriamente che il loro obiettivo sia proprio il corteo e che quindi la polizia voglia abboccare all’esca fornitagli dai violenti. Mappa

Per fortuna la PS gira a destra per via Aleardo Aleardi e poi di nuovo a sinistra per via Matteo Boiardo fino a Viale Manzoni dove carica i violenti. Di seguito verranno giù anche due camionette della PS. Mappa

ore 16.45 circa La polizia “libera” Viale Manzoni e si ferma proprio all’incrocio tra Via Labicana e Via Merulana, consentendo a una parte del corteo di proseguire. I violenti sono scappati in diverse direzioni, la maggior parte verso via E. Filiberto dove vengono inseguiti dalla PS. Intanto sono fermo all’incrocio tra Via Merluana e Via Labicana, vicino ai poliziotti. Vedo Bernocchi (COBAS) che si avvicina ai funzionari della PS in borghese, si parlano per un po’, dopodiché Bernocchi si re-immette nel sul pezzo di corteo e risale per Via Merulana con i suoi. Mentre passa il corteo c’è tensione: via Labicana è devastata, si respira aria di lacrimogeni, i poliziotti hanno gli scudi alzati. Il peggio sembra essere passato comunque, almeno a questo punto. Il corteo sembra poter continuare verso S. Giovanni. Intanto, accanto a me alcuni poliziotti in borghese fumano, altri si mettono in posizione di riposo, uno tra quelli che ha solo il casco e il manganello viene avvicinato da un signore con in braccio quella che presumibilmente è sua figlia e le dice  “guarda, non sono cattivi”. Il poliziotto sorride alla bambina e le fa segno di no con il dito.

ore 17 circa Risalgono su via Merulana alcuni manifestanti sotto le insegne delle tre frecce. Fischi, parte un uovo contro la PS, che non reagisce. Il resto dei manifestanti intanto è fermo, in fondo a via Labicana. Tra me e loro ci sono i bidoni incendiati che occupano la strada, i pompieri che spengono l’incendio della caserma e il loro camion. Mi avvio su via Labicana superando l’incrocio con via Merulana dietro a un gruppo di PS in borghese.

Mentre sono su Via Labicana vengo sfiorato da un bottiglia di plastica piena di acqua e pietre, diretta verso la PS. Altra gragnolata di oggetti contro la PS. È chiara l’intenzione dei violenti di chiamare i poliziotti contro il corteo che sale su via Merulana e non ha vie di fuga. Intanto devo scappare su via Labicana. Mi proteggo dietro un muro vicino ai pompieri. Vedo tre auto bruciate, la scala dei pompieri all’altezza del tetto della Caserma della GdF: spengono le ultime fiamme. Ci sono vetri divelti, vetrine rotte e cassonetti incendiati in mezzo alla strada. Sembra proprio Genova 2001. Il corteo è fermo, alcuni manifestanti aggirano i cassoni, un giovane al megafono cerca di instradarli sul lato sinistro della carreggiata, molti si rifugiano nelle vie laterali. Il pezzo più arretrato della manifestazione vira verso via di S. Gregorio direzione Piramide. Mapp

ore 17.15 ->17.30 Risalgo per via di S. Giovanni in Laterano perché voglio raggiungere la piazza. Ci arrivo che è già gremita. Da Via E. Filiberto si vedono salire nuvole di fumo e polvere. È incominciata la “battaglia finale”. Circoscrivo il perimetro degli scontri e mi ritrovo in via Umberto Biancamano, una strada trasversale all’incrocio tra via E. Filiberto e piazza S. Giovanni Mappa

ore 17.30 ->18.00 Qui capisco che il piano dei violenti ha avuto successo. Come a piazza Manin a Genova 2001 la polizia ha inseguito gli incappucciati, è entrata nella piazza gremita di gente assolutamente ignara di quello che era successo pochi metri più in là. Così si spiegano questa testimonianza e anche questa. Ovviamente chi si è sentito attaccato ha reagito e si è difeso. E ne ho avuta diretta testimonianza quando, mentre tornavo a casa, ho incontrato, su via Carlo Alberto, un uomo di Teramo – militante di Sinistra Critica – che aveva perso il cellulare nei tafferugli. Lui non sapeva niente di ciò che era successo a via Labicana e reputava l’intervento della polizia assolutamente ingiusto e ingiustificabile. Su ciò che è successo a piazza S. Giovanni si trovano video dappertutto, fate voi. Ad ogni modo il numero di chi ha accettato lo scontro non superava le 500 persone. Quindi l’1% ha ingaggiato battaglia con la PS, mentre il 99% era da un’altra parte di Roma, probabilmente seduti sul ciglio di un marciapiede a raccogliere i cocci della giornata, o a piangere per l’ennesimo scippo di democrazia subita.

Insomma, il disegno di chi voleva vedere scorrere il sangue è riuscito a metà. La PS, nonostante le provocazioni degli incappucciati, non ha caricato il corteo nel momento e nel luogo più cruciale (via Labicana). Se fosse successo, probabilmente oggi piangeremmo il morto. Invece l’obiettivo di “invitare” la PS in piazza S. Giovanni è riuscito magistralmente, ma per fortuna i più sono riusciti a mettersi in salvo.

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