di Francesco Sassetto

 

Un'immagine di Francesco Sassetto alla manifestazione "100 Thousand Poets For Change" a cura di Ca' Tron Città Aperta, Venezia

 

 

… eccomi su questo treno

carico tristemente di impiegati,

come per scherzo, bianco di stanchezza,

eccomi a sudare il mio stipendio

 

Pier Paolo Pasolini

 

 

Noi siamo quelli che partono di notte, il vagone

sporco del regionale delle sei e venti ci carica

dagli imbuti neri dell’inverno di strade

senza nome, stralunati e lenti, le bocche

livide che stentano a parlare impastate

di sonno e caffè bevuto in fretta.

 

Noi siamo quelli che si possono cambiare,

i disponibili, i tappabuchi della scuola, quelli

che possono aspettare, che non lasciano

memoria, nomi senza volto e senza storia

a settembre in classe

a giugno fuori dal portone,

pedine d’una cinica scacchiera sgangherata

che vuole il pregio di dirsi istituzione.

 

Abbiamo dignità ferita e figli e affitti

da pagare, crocifissi da ordinanze e circolari

in perpetuo moto, veniamo sempre dopo

e presto spariremo cancellati nella gabbia

del contratto a scadenza prefissata,

abbiamo il presente, mai il futuro, noi offesi

senza più nemmeno la forza dello sdegno,

senza articolo diciotto o sindacato.

 

E qualche stracciato manifesto è tutto quel che resta

al muro di un’antica rabbia.

 

Sonnecchiamo, ritornando, al tempo fiacco

del vagone e parliamo della scuola e della casa,

se ci sarà lavoro l’anno venturo, sapendo già

che non ci rivedremo tutti dentro a questo

treno che dice polvere e stanchezza e rode

ore troppo lente, noi insieme adesso per sola

coincidenza e breve, noi esperti

dell’avvicendamento, professionisti del cambiamento

dove non cambia niente.

 

(da Ad un casello impreciso, Padova, 2000)

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