a cura di Valentina Fulginiti

Occupata la Borsa Valori a Milano

Riprendiamo dal sito di informazione Zero In Condotta (qui il comunicato originale) una notizia sulla protesta di Unione Sindacale di Base e collettivi di precari, che hanno occupato la Borsa di Milano oggi 5 settembre, in preparazione allo sciopero generale previsto per domani.

Milano / Occupata Piazza Affari

05 settembre 2011 – 13:55

Attivisti dell’Unione Sindacale di Base e dei collettivi dei precari hanno occupato la Borsa valori di Milano.

Vogliamo la cancellazione del debito che affligge il nostro paese e l’Europa intera: basta con le politiche del pareggio di bilancio, che impongono ai ceti subalterni enormi e oramai improponibili sacrifici.

I nostri conti sono già in rosso grazie a chi attraverso la crisi ha speculato. Non intendiamo pagare nessuna manovra e non vogliamo manovre correttive né tantomeno contromanovre targate da sigle sindacali o partiti di maggioranza o opposizione.

L’occupazione della piazza continuerà con un fitto programma di eventi ed iniziative e la notte verrà passata nelle tende. Non mancheranno grigliate, musica e vino e ci raggiungeranno attori e musicisti milanesi, aspettando lo sciopero generale di domani e la manifestazione che a Milano partirà da Largo Cairoli, dove si vuole organizzare un’assemblea pubblica anche per delineare le prossime iniziative.

Usb

Una diretta dei fatti si può seguire qui, sulla Web TV de “Il corriere della Sera”

La Rete della Conoscenza verso il 6 settembre

Sulle pagine di Micromega,  la Rete della Conoscenza (un network animato da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento universitario) aderisce alla giornata di mobilitazione promossa dalla CGIL, parlando di un “nuovo autunno caldo” e sottolineando la coincidenza di crisi economica  e crisi democratica: «Mentre i crolli della borsa e le scelte politiche di tutt’Europa vedono come unico obiettivo il pareggio di bilancio e la rassicurazione dei ‘mercati’, a pagare la crisi sono ancora i soggetti sociali deboli.». Qui, sul sito di Micromega, si può leggere l’intero comunicato.

La mobilitazione dei lavoratori sbarca a Venezia

La mobilitazione contagia anche i lavoratori dello spettacolo e dell’industria cinematografica, approdando alla prestigiosa sede della 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – Festival di Venezia. Qui, oltre all’appoggio di singole personalità, la mobilitazione ha potuto contare sul sostegno di artisti come Ugo Gregoretti e Citto Maselli, presidenti dell’iniziativa “Le giornate degli autori”, mentre Ottavia Piccolo ha prestato la sua voce all’appello di Susanna Camusso. Ulteriori notizie disponibili sul sito della stessa CGIL. I tempi delle “torri d’avorio” sono davvero finiti, a quanto pare.

Contro gli sprechi, contro le grandi opere, per la spesa sociale

Anche il movimento NOTAV aderisce, dal proprio punto di vista, alla giornata di lotta del 6 settembre per reclamare le ragioni di un’economia attente ai diritti e ai bisogni della cittadinanza, e non tesa a garantire i profitti di pochi. I soldi per la TAV , si legge nel comunicato, «vengono rubati ad altri investimenti di assoluta necessità: sanità (-200 milioni di € nel 2011 in Piemonte), scuola (-54 classi superiori e – 700 insegnanti elementari in Piemonte), pensioni (-5 miliardi di € previsti nel paese per il biennio 2012/2013) , difesa del territorio (azzerato il fondo per il dissesto idrogeologico per cui è stato aumentato il costo delle accise sulla benzina), cultura».. Il comunicato di adesione è riportato da Infoaut, ed è leggibile qui.

Ci stanno facendo la festa…

Segnaliamo infine i materiali visivi proposti dalla Campagna NON+, che già aveva fatto parlare di sé nei mesi scorsi per la sua pubblicità shock, tesa a promuovere consapevolezza rispetto alle condizioni di sfruttamento imposte a precari, stagisti e altri anelli deboli della catena lavorativa. NON+ si rivolge all’appuntamento di domani sottolineando la discrepanza tra una classe parassitaria, che continua a godere di privilegi necessari, e la classe dei lavoratori cui si impongono i “sacrifici necessari” e cui si chiede, dietro pretesto di un inesistente risparmio, di rinunciare alla propria storia. Il 6 settembre si scenderà in piazza anche per riaffermare il diritto alla lotta, e per ricordare che 25 aprile e 1 maggio non si toccano.