Lo rivela un’analisi statistica. La frequenza dei cognomi all’interno delle aree disciplinari e delle  istituzioni suggerisce un nepotismo rampante

di Robert Mitchum [traduzione di Claudia Boscolo]

L’insolitamente alta concentrazione di cognomi all’interno delle istituzioni accademiche italiane e delle aree disciplinari indica un diffuso nepotismo nelle scuole del paese, secondo una nuova analisi computazionale.

Confrontando la frequenza di cognomi fra più di 61.000 professori di medicina, ingegneria, giurisprudenza e altri campi, Stefano Allesina, ricercatore della University of Chicago, ha trovato che il pattern è incompatibile con la prassi di reclutamento imparziale e irrispettoso delle pari opportunità. L’analisi, pubblicata online sulla rivista PLoS ONE, confuta l’idea che i casi recentemente pubblicizzati di nepotismo accademico in Italia siano incidenti isolati.

“Non sia tratta di qualche mela marcia, è davvero serio”, ha detto Allesina, dottore di ricerca e assistente di ecologia ed evoluzione. “Ho riscontrato che in varie discipline ci sono molti meno nomi di quanto uno si aspetterebbe di trovare casualmente, cosa che indica una probabilità molto, molto alta di assunzione nepotistica”.

Negli anni più recenti, diversi scandali hanno colpito l’università italiana riguardo il reclutamento di famigliari molto stretti di importanti membri di facoltà presso le università pubbliche. All’università di Bari, nove famigliari di tre diverse generazioni di una sola famiglia si trovano alla facoltà di economia, come hanno segnalato alcuni quotidiani l’anno scorso. Il rettore dell’università La Sapienza di Roma è stato di recente protagonista di un’inchiesta di un programma di informazione italiano, dopo che la moglie, il figlio e la figlia avevano ricevuto incarichi presso la facoltà di medicina.

Per misurare la portata totale del nepotismo nell’università italiana, Allesina ha utilizzato un database pubblico creato dal MIUR, dove si trovano i nomi e cognomi di più di 61.000 professori ordinari di 94 istituzioni, associati al dipartimento e all’area disciplinare.

Allesina ha usato questi dati per una semplice analisi della frequenza dei nomi. Più di 27.000 cognomi diversi sono apparsi almeno una volta nel database. Allesina voleva testare se certi cognomi apparivano più spesso di altri in un dato campo di ricerca, quindi ha programmato il computer per condurre un milione di estrazioni casuali dal bacino di dati e vedere quanto era probabile ottenere il numero di cognomi che esiste nei dati reali.

Per esempio, fra i 10.783 membri della facoltà di medicina, si trovano 7.471 cognomi diversi. Ma in un milione di estrazioni casuali dal bacino di nomi il programma di Allesina non è uscito mai con meno di 7.471 cognomi unici, cosa che indica una frequenza eccessiva di cognomi indicativa del reclutamento su base nepotistica.

“È molto semplice, chiunque abbia un portatile può fare questa analisi”, ha detto Allesina. “Volevo tenerla il più possibile grezza e semplice. Perché così è più potente – se funziona, qualsiasi altra cosa può funzionare. Anche da questa analisi così semplicistica può emergere che alcune aree disciplinari sono aldilà di quanto ci si possa aspettare”.

Allesina ha ripetuto il calcolo computazionale per 28 aree accademiche, e ha trovato la probabilità più alta di nepotismo nell’ingegneria industriale, giurisprudenza, medicina, geografi e pedagogia. I campi di ricerca più vicini alla pura casualità – e quindi con la più bassa probabilità di nepotismo – sono stati linguistica, demografia e psicologia.

In un’altra analisi, Allesina ha testato la distribuzione geografica del nepotismo in tutta Italia. In questo modello, ha testato la probabilità di condivisione del cognome con altri membri di facoltà nello stesso campo di studio, e ha mappato queste probabilità dal nord al sud del paese. Il modello ha scoperto un gradiente netto da nord a sud, con probabilità di nepotismo crescente guardando verso sud, e un picco sull’isola di Sicilia.

La distribuzione rispecchia statistiche negative simili a quelle della mortalità infantile, del crimine organizzato e del tasso di suicidio, che sono più alti nelle regioni del sud in confronto a quelle del nord.

“Per un italiano non è così sorprendente”, ha detto Allesina. “È la storia di un paese diviso, che manifesta maggiori problematiche al sud riguardo il settore pubblico”.

La ricerca suggerisce che il nepotismo sia un problema pervasivo nell’università italiana, una ferita che mina la qualità dell’educazione di livello superiore nel paese e che porta i professionisti all’estero quando non riescono a trovare opportunità di lavoro a casa.

“In Italia c’è un’enorme fuga di cervelli”, ha detto Allesina. “Penso che questo tipo di pratiche di reclutamento contribuiscano ampiamente alla fuga, e anche il fatto che le università italiane non si piazzano molto in alto nelle classifiche internazionali.”

Il governo italiano ha approvato una riforma dell’università verso la fine del 2010 per stabilire nuove regole per l’assunzione all’interno dell’università, e per la distribuzione dei fondi di ricerca nonostante l’opposizione da parte dei professori e degli studenti. Allesina dice che questa analisi potrebbe essere ripetuta nel futuro per testare se la riforma in effetti ha veramente ridotto il nepotismo nel sistema, e spera che sarà applicata anche in altri campi e paesi dove si sospettano pratiche di assunzione non rispettose della legge.

“Penso che il problema dell’università sia solo la punta dell’iceberg, è un luogo dove è molto apparente quali sono i problemi dell’Italia”, ha detto Allesina. “Ma volevo adottare un metodo abbastanza facile che potesse permettere a un ricercatore di applicarlo non solo alle università, ma a qualsiasi altro campo di lavoro nel settore pubblico. Il governo è in possesso di tutti questi numeri e nomi, se volesse lo potrebbe fare”.

L’articolo di S. Allesina, “Measuring nepotism through shared last names: the case of Italian academia”, è stato pubblicato online nella rivista PLoS ONE il 3 agosto 2011.

[articolo pubblicato su EurekAlert!]