di Salvo Intravaia [pubblicato su Repubblica]

Monta la polemica politica sull’aggiornamento delle liste provinciali dei supplenti. Sessanta deputati di tutti gli schieramenti politici chiedono al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, di investire il Parlamento della complessa questione dei precari della scuola. Mentre la maggioranza è intenta a cercare una soluzione per evitare di essere travolta dalle richieste di risarcimento danni e di immissioni in ruolo forzose imposte dai giudici del lavoro di mezza Italia. In ballo ci sono 4 miliardi di euro, ma forse anche sei. Tre giorni fa, per cercare una via d’uscita, si è svolta una segretissima riunione tra quattro ministri e un rappresentante sindacale. Ma non è trapelato nulla della discussione. “Egregio ministro – scrivono i 60 deputati alla Gelmini – in queste ultime settimane, ognuno di noi è stato interessato da una problematica che riguarda il dicastero da Ella presieduto. Si tratta della, ormai nota, vicenda dell’aggiornamento delle graduatorie dei docenti e dei trasferimenti degli stessi in una provincia diversa da quella di provenienza”. La questione sta letteralmente facendo impazzire i parlamentari meridionali, pressati dalle migliaia di supplenti in servizio al Nord che fra qualche settimana saranno costretti a fare le valigie alla volta di casa, restando senza lavoro e stipendio. Tra i firmatari, spiccano i nomi di quasi tutti i deputati del Pdl eletti nelle circoscrizioni meridionali. “L’argomento interessa, da tempo, il Parlamento e gli ultimi due governi che si sono succeduti. Recentemente continua la missiva – è intervenuta anche una sentenza della Corte costituzionale e l’autorevole intervento del Presidente della Repubblica, in occasione del ‘milleproroghe’. Ovviamente, la questione non è semplice né di facile soluzione. Per tale ragione – scrivono piuttosto infastiditi i rappresentanti del popolo – siamo convinti della necessità di un pieno coinvolgimento parlamentare volto ad istruire al meglio il percorso”. Migliaia di supplenti, forse 20/30 mila, temono che la strada tracciata dal ministero per il prossimo aggiornamento delle graduatorie dei precari sia proprio quella delineata nella lettera inviata due giorni fa dai tecnici del ministero all’Avvocatura dello stato per un parere legale. L’ipotesi è quella di aggiornamento del punteggio nella sola graduatoria di merito, senza possibilità di trasferimento di provincia, e cancellazione delle cosiddette graduatorie di “coda”, dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale. Ma la complessa decisione, oggi, si intreccia con le migliaia di richieste di stabilizzazione e risarcimento danni avanzate dai supplenti. Non ultima la megaclass-action di 40 mila precari di scuola e università annunciata dal Codacons. A fare drizzare letteralmente i capelli al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la sentenza del giudice del lavoro di Genova che ha condannato il ministero a pagare quasi mezzo milioni di euro a titolo di risarcimento danni in favore di soli 15 precari. Ma anche le centinaia di richieste di assunzione avanzate ai giudici per il semplice fatto di essere stati in servizio continuativo per tre anni. E le richieste di integrazione di ore di sostegno da parte dei genitori degli alunni disabili. Per disinnescare la bomba ad orologeria accesa dai giudici, che secondo calcoli ministeriali riguarda almeno 65 mila precari, il ministero ha ipotizzato un piano di assunzioni. C’è chi parla di 50 mila immissioni in ruolo diluite in quattro/cinque anni, chi si spinge fino a 65 mila e c’è chi ne chiede almeno 30 mila da settembre. Ma salterebbero i vincoli di bilancio. Per prendere tempo, viale Trastevere intenderebbe impugnare i provvedimenti dei giudici del lavoro, ma il problema verrebbe spostato soltanto di alcuni mesi. Intanto, i precari pressano. E si sono creati due partiti: i favorevoli all’inserimento a pettine e al trasferimento di provincia e i contrari a tale ipotesi. In gioco c’è il posto di lavoro per i prossimi due anni. Due supplenti su 3 iscritti nelle graduatorie provinciali sono meridionali, ma la maggior parte dei posti vacanti è nelle regioni settentrionali. Nel 2007, con l’intento di eliminare il precariato della scuola, l’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni trasformò le graduatorie “permanenti” in graduatorie “ad esaurimento”, bloccando i trasferimenti di provincia e, al contempo, varando un megapiano di 150 mila assunzioni in tre anni. Quando a Palazzo della Minerva arrivò la Gelmini e in via XX settembre Tremonti, il piano di stabilizzazione dei precari venne cancellato, mentre il blocco dei trasferimenti di provincia restò in vigore. Per addolcire la pillola alle migliaia di precari meridionali alla disperata ricerca di una cattedra e uno stipendio, la ministra di Leno inventò le graduatorie “di coda”: una specie di lista secondaria, che seguiva la cosiddetta graduatoria di merito. Due anni fa i precari della scuola ebbero la possibilità di aggiornare il punteggio – per il biennio 2009/2010 e 2010/2011 – nella provincia in cui si trovavano inseriti ai tempi di Fioroni e, in più, poterono scegliere altre tre province in cui inserirsi in “coda”. La trovata consentì a migliaia di insegnanti delle regioni del Sud di lavorare al Nord. Ma il mese scorso i giudici della Consulta hanno dichiarato illegittime “le code”. “In attesa della risposta dell’Avvocatura – osserva Maristella Curreli, presidente nazionale dei Comitati insegnanti precari – la situazione dei precari della scuola è di fatto bloccata”. “Il ministero – spiega – ora si propone di avviare l’aggiornamento delle graduatorie considerando solo un’iscrizione e facendo decadere l’opzione per le altre tre province. Ripeto attualmente ‘non sappiamo di che morte morire'”. “Per fronteggiare una pioggia di ricorsi – conclude – il ministero sta pensando a una soluzione che prevede anche un piano di assunzioni. Per ridurre al massimo i ricorsi – rimarca la Curreli – sarebbe meglio che il ministero facesse una bella immissione in ruolo”. Mentre la Flc Cgil ribadisce “che le sentenze e le direttive vanno applicate e non ‘aggirate’ per nascondere l’incapacità e l’inadeguatezza del ministro di turno”. Cisl e Uil scuola, affiancate dallo Snals, chiedono al governo “una soluzione politica della questione di precari della scuola”. Mentre l’Anief chiede l’inserimento a “pettine” da subito dei precari nelle diverse liste provinciali. Intanto, i bene informati sono certi che il governo per uscire dal guado opterà per un decreto-legge, possibilmente condiviso anche dalle opposizioni. Ma su tutta la partita vigila il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, già intervenuto poche settimane fa sul tema, costringendo l’esecutivo ad espungere dal Milleproroghe il congelamento biennale delle graduatorie.