[In questi giorni si è appresa la notizia della sentenza del Tribunale di Genova, che ha riconosciuto un risarcimento pari a 15 mesi di stipendio più gli interessi a un gruppo di precari con incarichi annuali per tre anni consecutivi. Si tratta di una vittoria importante, che aveva avuto un precendente l’anno scorso nella sentenza del tribunale di Siena. Fra i vari articoli apparsi in questi giorni sui quotidiani, abbiamo scelto quello di Gianni Trovati apparso su Il Sole 24 Ore, per completezza di informazione. L’auspicio è che queste due sentenze non solo aprano la strada per il riconoscimento del ruolo ai precari della famigerata graduatoria ad esaurimento, ma che portino questo o più probabilmente un nuovo governo a considerare la stabilizzazione in ruolo dei precari della scuola come una priorità assoluta.]

Dopo le sentenze favorevoli ai supplenti è rischio ricorsi a valanga nella scuola

di Gianni Trovati

 

Sull’organizzazione della scuola rischia di abbattersi un nuovo diluvio di ricorsi. A scatenarlo è la sentenza del Tribunale di Genova, che ha riconosciuto un risarcimento pari a 15 mesi di stipendio più gli interessi a un gruppo di precari con incarichi annuali per tre anni consecutivi (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

La pronuncia apre un varco nella disciplina speciale della scuola (legge 124/1999), che per le «particolari esigenze» del settore consente queste reiterazioni degli incarichi a tempo determinato, ma sul tavolo dei giudici genovesi pende la partita con la direttiva UE che non le permette; e il varco va sfruttato subito, dal momento che a fine anno l’introduzione dei termini brevi per le impugnazioni prevista dal collegato lavoro farebbe crollare le chance dei ricorrenti. Proprio per questo, alcune organizzazioni sindacali stanno spingendo per contenziosi seriali, e in coda si potrebbero affollare i 150mila insegnanti precari che ogni anno ricevono incarichi di questo tipo.

Il pericolo è concreto perché la sentenza di Genova ha un precedente, ancora più pesante: il Tribunale di Siena (sentenza 699/2009 del 27 settembre 2010) non si era limitato all’indennizzo, ma aveva imposto la stabilizzazione nei ruoli del ministero dei precari. Secondo i giudici toscani, la via verso la cattedra definitiva non era sbarrata nemmeno dal principio costituzionale che impone l’accesso al concorso ai ruoli della pubblica amministrazione, perché questo requisito sarebbe soddisfatto dall’abilitazione. La sentenza senese non aveva avuto una grossa eco, ma è proprio il calendario a dare rilievo al nuovo intervento dei giudici.

La scuola, però, difficilmente potrà rimanere esposta a lungo al rischio-sentenze, anche perché l’esigenza di evitare i rinnovi di incarichi, magari cambiando ogni anno la destinazione dei docenti, creerebbe una situazione ingestibile ostacolando anche un minimo di continuità didattica. Il nodo degli incarichi, del resto, va ad arricchire un cahier di problemi che già fanno traballare l’architettura degli organici; c’è ancora da risolvere la questione aperta dalla sentenza della Consulta che ha bocciato gli inserimenti in coda dei precari che si iscrivono a una graduatoria provinciale diversa da quella “originale”, e il milleproroghe non ha rinnovato le tutele per chi perde gli incarichi. Su tutti questi temi si intensifica il lavoro ministeriale per arrivare a una soluzione normativa. Sullo strumento da scegliere è in corso il confronto con l’avvocatura dello Stato, ma la scelta più probabile è quella del decreto, chiamato a blindare gli incarichi già assegnati e a introdurre definitivamente le graduatorie «a pettine», cioè quelle in cui il passaggio di provincia non cancella i punteggi maturati dai docenti nella graduatoria di origine. Per arrivare al traguardo serve un accordo con la Lega, che spinge invece per confermare gli inserimenti in coda dichiarati illegittimi da una Consulta, ma il Quirinale difficilmente approverebbe un provvedimento che “smentisca” la Corte costituzionale.

 

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