di Franco Berardi Bifo [pubblicato sulla rivista Loop]

Anche l’amore nel tempo precario

è diventato una cosa per vecchi,

un privilegio di anziani amanti

che hanno del tempo da dedicarsi.

Noi eredi di un secolo feroce

che rispettava soltanto il futuro,

siamo il futuro promesso,

l’ultimo forse però, perché il profitto

non rispetta né il domani né l’adesso.

 

Il patto è stato cancellato

perché la regola non vale nulla

quando non c’è la forza per imporla.

Ora ciascuno è privato,

e solitario elabora segnali

sullo schermo mutevole che irradia

intima luce ipnotica. Riceve

ordini telefonici, e risponde

con voce allegra perché non è concesso

ch’altri conosca l’intima afflizione

che ci opprime.

Talvolta sul contratto di assunzione

è compresa una norma che ti impegna

a non suicidarti.

Questo non ferma certo l’espansione

dell’esercito immenso di coloro

che levano la mano su se stessi.

 

Nel solo mese di maggio

all’azienda trasporti di Bologna

si sono uccisi tre lavoratori.

Dieci anni fa erano tremila

i conducenti degli autobus cittadini,

oggi sono soltanto milleduecento

e il traffico non è certo meno intenso.

Alle officine Foxsson

si danno fuoco giovani operai.

A migliaia s’immolano

i contadini indiani,

alla Telecom France

si ammazzano a decine per il mobbing.

In molte fabbriche italiane

minacciano di buttarsi giù dal tetto.

E’ un sistema perfetto

razionale, efficiente, produttivo.

Chi s’ammazza è un cattivo

cittadino che non ha capito bene

come funziona il nuovo ordinamento.

Devi essere contento,

partecipi allo sforzo collettivo

che rilancia la crescita e impedisce

che il deficit sorpassi il tre per cento.

 

Brucia ragazzo brucia

brucia la banca centrale

e quella periferica.

A poco servirà, purtroppo

Perché i numeri che ti rovinano l’esistenza

Non sono conservati in nessuna banca,

neppure in quella centrale.

Vagano nell’infosfera

E nessuno li può cancellare.

I nemici nascosti sono numeri

Null’altro che astratte funzioni,

integrali, algoritmi e deduzioni

della scienza economica.

Ma come puoi chiamare scienza

questo sapere che non sa niente

questo assurdo sistema di assiomi

di tecniche che spengono la vita

per non uscire dalle previsioni

di spesa?

Non è una scienza, è una superstizione

che trasforma le cose in astrazione

la ricchezza in miseria

e il tempo in ossessione.

 

Meglio andarsene di qui, ecco come si fa.

Meglio lasciare vuoto

il luogo dell’obbedienza e del sacrificio.

Meglio dir grazie no a chi ti propone

sopravvivenza in cambio di lavoro.

Impariamo a essere asceti

che non rinunciano al piacere né alla ricchezza

ma conoscono il piacere e la ricchezza

e perciò non li cercano al mercato.

Come gli uccelli nel cielo

e come i gigli nei campi

non abbiamo bisogno di lavoro

né di salario, ma di acqua e di carezze,

di aria, di pane, e dell’infinita ricchezza

che nasce dall’intelligenza collettiva

quando è al nostro servizio, non al servizio

dell’ignoranza economica.

 

Se vuoi sapere come si fa

io posso dirti soltanto

quello che abbiamo imparato dall’esperienza.

Non obbedire a chi vuole la tua vita

per farne carcassa di tempo vuoto.

Se devi vendere il tempo in cambio di danaro

sappi che non c’è somma di danaro

che valga il tuo tempo.

 

E’ comprensibile che qualcuno pensi

Che solo con la violenza

Possiamo avere indietro

Quello che ci han sottratto.

Invece non è così,

– dispongono di armate professionali

che la gara della violenza la vincerebbero

in pochi istanti.

Quel che puoi fare è sottrargli il tempo della tua vita.

Occorre diventare ciechi e sordi e muti

quando il potere ti chiede

di vedere ascoltare e parlare.

 

L’esodo inizia adesso

andiamocene via

ciascuno col suo mezzo di trasporto.

Meglio morto

che schiavo dell’astratto padrone

che non conosce

dolore né sentimento né ragione.

Ma meglio ancora vivo

senza pagare né il mutuo né l’affitto.

Quel che ci occorre non è nostro

se non nel breve tempo di un tragitto.

Quando arrivi parcheggi,

lasci le chiavi e lo sportello aperto

per qualcun altro che deve spostarsi

nella città, sui monti o nel deserto.

 

Ecco come si fa.

Si smette di lavorare

ché di lavoro non ce n’è più bisogno.

Occorre svegliarsi dal sogno

malato della crescita infinita

per veder chiaramente

che c’è una bolla immensa di lavoro inutile

che si gonfia col nostro tempo.

Inventiamo una vita che non pesa,

Che non costa.

Una vita leggera.

 

E poi sai che ti dico?

Non ti preoccupare del tuo futuro

Che tanto non ce l’hai. E’ tutto destinato

A pagare l’immenso debito accumulato

Per ripianare il debito delle banche.

Il futuro di cui parlano gli esperti

è sempre più tetro ogni giorno

che passa. E’ meglio che diserti

e comunichi intorno

il lento piacere dell’essere altrove.

Ecco come si fa.