[Rilanciamo il “Call for thinking” per il quinto numero della rivista Molecoleonline]

Le giovani generazioni che ignorano i partiti e disertano i sindacati; che per farsi spazio nelle imprese, nelle organizzazioni collettive e nelle università hanno bisogno della cooptazione in stile italico (visto che non sono capaci di fare pressione collettivamente) per farsi avanti. E che più comunemente si affidano ai miti del consumo e del tardo-edonismo per dare un senso al proprio sè, rinunciando alla cittadinanza ed alla partecipazione. È questa l’immagine prevalente che troppo spesso è offerta – da giornalisti dozzinali e accedemici (sedicenti) sofisticati – delle generazioni più giovani. Che in effetti – non vogliamo negarlo –  hanno un problema con l’azione collettiva.    Eppure, in Italia l’ultimo decennio é stato segnato da mobilitazioni ineguagliate in termini di partecipazione popolare e nelle quali il contributo delle giovani generazioni è stato abbondante se non maggioritario: basti pensare alle giornate di Genova ed al sussulto pacifista, al Popolo viola ed ai movimenti studenteschi.  Ma ancor di più molto è successo oltre la piazza. Nel decennio che ci siamo lasciati alle spalle sono fioriti mille modi di intendersi parte attiva: dall’esplodere dalla blogosfera al consumo responsabile, dall’impegno internazionale ai tentativi di organizzazione dei lavoratori precari, da una nuova „politicizzazione“ delle professioni ad un certo modo di fare impresa.

Nel prossimo numero di Molecole vogliamo discutere di quanto c’é di più prezioso in una società democratica, vale a dire l’azione collettiva di chi ne fa parte. Ed in particolare delle giovani generazioni.

Ci chiederemo che ne é stato di un decennio di mobilitazioni. Ci interrogheremo sulla loro eredità, sul perché hanno funzionato e viceversa sul perchè, in una certa misura, non hanno prodotto i cambiamenti attesi. Ci chiederemo, in un paese in cui di certo non abbondano, quale sia il ruolo degli interlocutori politici ed istituzionali nello sviluppo e nel successo di nuovi movimenti e di forme innovative dell’azione collettiva. Esploreremo le mille forme di azione collettiva che caratterizzano la nostra generazione: dai blog alle cooperative, dall’impegno professionale ai progetti di impresa start-up. Ci chiederemo se abbia ancora senso il concetto di comunità politica, e quali siano quelle declinanti e destinate a scomparire e viceversa quelle emergenti e destinate a rafforzarsi nel prossimo futuro. Ci chiederemo cosa abbiamo da imparare dalle giovani generazioni di altri paese in materia di azione collettiva: dagli Stati Uniti al Nordafrica, dalla Francia alla Cina. Ci chiederemo in quali condizioni il lavoro – ed i suoi luoghi – possano ancora generare forme di azione collettiva che siano innovative e soprattutto incisive. Rifletteremo poi sul concetto di efficacia: quando si può dire che l’azione collettiva é efficace? Quando vince sul piano rivendicativo, quando cambia la cultura diffusa, quando fa emergere un problema  o una condizione invisibili?

 

La lista di argomenti qui presentata non è certo esaustiva: non esitate ad avanzare proposte che, a prima vista, non rispondono agli orientamenti presenti in questo breve testo.

Molecole invita chiunque sia interessato ad avanzare il prima possibile una proposta di articolo inviando una e-mail all’indirizzo redazione@molecoleonline.it nella quale si presenti il tema del contributo ed i suoi obiettivi.

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