Ve li ricordate quegli enormi manifesti che lo scorso autunno disseminarono molte città di “Giovani (non più) disposti a tutto”? Nessuno sapeva chi fossero quei giovani, e nel dubbio si moltiplicarono illazioni e critiche: sarà la solita pattuglia di urban spammers che sfrutta temi caldi della politica per convogliare l’attenzione così raccolta su temi e campagne commerciali, un po’ come certi sedicenti ‘creativi’ che su FB creano gruppi in difesa dei cani abbandonati e poi li trasformano in gruppi di sostegno a Berlusconi. Poi saltarono fuori i responsabili: la campagna era stata promossa dalla CGIL.

Ora il sindacato ci riprova, con NON + STAGE TRUFFA, una campagna mirata contro quell’obbrobrio che si chiama stage, etichetta che spesso nasconde la realtà di lavori veri, malpagati se non gratuiti, e privi di tutele. Una nuova serie di manifesti, non poi così diversi da molti annunci che si possono trovare davvero su bacheche virtuali o cartacei, offre stage in supermercato per “cassiere disposte a incassare poco o nulla”, o stage in redazione “decennale, senza pause giornaliere (né notturne)”. Una campagna che riproduce quasi alla lettera gli stereotipi verbali cui siamo assuefatti senza rimedio, rendendone palese l’indecente assurdità. E chissà che l’eco di queste frasi non aiuti a smascherarne anche le versioni meno estreme (ma non meno indecenti), in cui è facile imbattersi su tanti giornali e siti per la ricerca di lavoro.

Insieme ai manifesti, la CGIL stavolta lancia anche una campagna politica, con tanto di piattaforma programmatica: una “Dichiarazione dello stagista” e, analogamente, una “Dichiarazione del praticante”, da sottoporre a governo e regioni, per rafforzare la tutela vigente.

A leggerle, si è quasi delusi: sembra quasi la fotocopia della normativa vigente (quella prevista da Pacchetto Treu l. 196/97, DM 142/98, l. 30/2001). Questi, ad esempio, i punti della Dichiarazione dello Stagista:

1) Stage e tirocinio non sono forme di lavoro.
2) Gli stagisti devono essere inseriti o aver da poco concluso percorsi formativi.
3) Lo stagista ha diritto al tutorato.
4) Lo stagista non può sostituire personale dipendente.
5) E’ consentito un limite massimo di stagisti in proporzione al personale.
6) La durata di uno stage è commisurata al progetto formativo e non oltre 6 mesi.

7) Lo stage non può essere prorogato.
8 ) Lo stagista deve esser messo in condizione di formarsi.
9) Allo stagista devono essere riconosciuti pari diritti.
10) Lo stagista ha diritto ad un congruo rimborso spese.

Lo sfruttamento travestito da tirocinio sarebbe già vietato dalla legge, in teoria: e allora, perché nessuno denuncia, nessuno protesta? Forse perché, finora, non c’è mai stata la certezza che qualcuno aprisse una vertenza: gli stagisti erano abbandonati a se stessi o, al massimo, a iniziative legali di piccolo raggio. Sfiancanti quanto costose, e percepite come inutili. Ed è in questo la vera novità della campagna sindacale: proporre non una serie di principi e di vincoli astratti, ma precisi obblighi (come il rimborso spese), precise sanzioni per le aziende che non rispettano le regole, e, soprattutto, l’inserimento di tali richieste nella contrattazione sindacale.

Questi, secondo il sito della campagna, i punti principali: a livello nazionale, l’introduzione di sanzioni per le aziende che applicano la formula in modo improprio, e divieto di ri-attivare stage fino a 3 anni; parametri di affidabilità dell’ente ospitante, e una durata massima di nove mesi; riduzione dell’applicabilità della proroga; limite al numero massimo degli stagisti e una più rigorosa certificazione delle competenze da essi acquisiti; introduzione di un rimborso spese minimo di 400 euro. Richieste specifiche vengono rivolte alle regioni, cui si chiede, tra l’altro di incentivare le aziende che assumeranno gli stagisti dopo il periodo formativo, di creare anagrafi regionali delle aziende che offrono tirocini, e di impegnarsi attivamente contro gli abusi, mentre ai datori di lavoro si chiede più trasparenza, l’assicurazione di garanzie minime (rimborso spese e tutela della sicurezza sul lavoro, oltre a una minima forma di welfare) e soprattutto una serie di norme per evitare che lo stagista svolga mansioni a cui non dovrebbe essere adibito, o il cumulo di forme ‘leggere’, comode per l’azienda e non per il lavoratore (se un tirocinio è seguito da un contratto di apprendistato, ad esempio, i mesi di tirocinio dovrebbero essere scalati da quest’ultimo).

L’iniziativa è stata lanciata solo venerdì 4 febbraio 2011, ed è presto per sapere quale sarà il suo esito: per il momento prendiamo atto che la CGIL sembra finalmente voler colmare un vuoto politico e sindacale. Seguiamo la campagna, con l’auspicio che, per una volta, si vada oltre le semplici raccolte di testimonianze utili a scuotere la coscienza (già promosse da svariati soggetti e, nel nostro piccolo, anche da noi di PrecarieMenti), verso una mobilitazione generale e collettiva. Per abbattere il più possibile le barriere tra diverse categorie di lavoratori.

Annunci