di Giancarlo Liviano D’Arcangelo

[postato il 15 dicembre 2010 sul blog Notte Illuminata]

Mi sorprende sempre constatare lo sgomento che in molte persone è provocato dalle manifestazioni politiche in cui l’ondata d’insofferenza sfocia in episodi di violenza. E’ come se vivessero in un mondo fatato in cui la violenza non esiste, tranne nel caso in cui non appaia nelle strade dei loro centri cittadini mentre sono occupati nello shopping natalizio. Questa violenza è l’unica che li riguarda. L’unica. E naturalmente, nelle loro pigre menti, esiste un canovaccio già pronto, che poi non è altro quello a cui ci hanno abituato i media. Comunisti, giovani dei centri sociali, teppisti, che presi da raptus di follia distruggono tutto, e le forze dell’ordine intervengono per difendere se stessi e la città, e i santi uomini delle istituzioni, pacifici e saggi, perché la pace pubblica di beni, mezzi e uomini sia presto ristabilita.  E’, francamente, una visione neppure degna di essere presa in considerazione, figlia della più totale ignoranza del più minuscolo granello di realtà. La violenza di ieri pomeriggio non è neppure lontanamente paragonabile a quella perpetuata ogni giorno da una classe dirigente priva ormai di ogni scrupolo etico-morale. Invito i grandi eroi dell’indignazione, saggi difensori della pace e della giustizia, a dismettere la propria insopportabile entropia per catapultarsi nelle periferie delle città per verificare quanti milioni di persone il cui futuro dipende direttamente dalle decisioni della classe dirigente vedono peggiorare le proprie condizioni di vita ogni giorno. Di un sistema di legislazione evidentemente orientato alla difesa degli interessi dei più forti, la cui influenza concreta nella vita ci riguarda tutti, ogni giorno. Basta pensare per qualche secondo alle proprie conoscenze. Chiunque di noi ha prove di uomini che non ricevono lo stipendio da mesi, di proposte di lavoro indecenti, di percorsi di ricchezza illeciti, di impunità totale per qualsiasi tipo di prevaricazione, di una totale assenza di tutela per i propri diritti. Li invito a visitare le fabbriche del sud-est asiatico da dove provengono i giocattoli per i propri bambini e i propri pantaloni di marca, gli scenari di guerra perpetuati per mantenere il presidio sulle riserve energetiche che garantiscono il funzionamento dei loro macchinari di produzione, le zone disastrate dell’Africa centrale da cui provengono i minerali per i microchip dei loro cellulari di ultima generazione, in cui eserciti privati, pagati da multinazionali private, utilizzano risorse del sottosuolo sparando a vista a chi osa pensare che quelle risorse dovrebbero garantire la sussistenza di tutti. Tutte queste forme di violenza dall’alto verso il basso, sono rimosse senza problemi. L’unica che li riguarda è quella che mette in discussione le istituzioni a cui hanno demandato la loro sopravvivenza, la loro proprietà, il loro diritto a essere irresponsabili. E’ uno spettacolo patetico girare per i social network e leggere i centinaia di messaggi di indignazione e di solidarietà per le vetrine dei negozi e gli sportelli delle banche, proprietà privata di gruppi di potere scriteriati che finanziano la violenza globale in ogni angolo del mondo, considerati beni comuni molto più della giustizia sociale che garantisce, solo quella, la non violenza. E’ triste ripensare ai tempi del G8 a Genova, quando l’intera nazione borghese, l’intera classe politica, l’intera classe imprenditoriale, condannarono senza appello la lotta giovanile conto gli eccessi del libero mercato, gli stessi eccessi che solo uno o due anni dopo hanno ridotto l’intera economia italiana a un muscolo incancrenito. Fa orrore notare che nessun titolo, nessun politico, nessun profeta della protesta pacifica abbia notato un nesso logico causa-effetto tra lo spettacolino vergognoso che andava in scena in parlamento, e l’esplosione dell’esasperazione pubblica.  Fa orrore pensare com’è facile dimenticare che sempre, nella storia, i molti che condannano e che pensano inerti solo alla protezione del proprio micro-interesse, hanno sempre approfittato delle conquiste dei pochi che alzano la voce. Bisogna accettare l’idea che nessun essere umano è destinato a subire per sempre. Buona entropia a tutti.