[articolo pubblicato su Globalproject]

Stiamo tornando adesso in corteo alla Sapienza dopo una giornata straordinaria per dato di partecipazione ma anche per il livello di radicalità espressa dai tanti cortei che hanno attraversato la città.

C’è stato un tentativo molto preciso di tutti i manifestanti, in termini unitari, dagli studenti ai precari agli operai ai centri sociali, tutti si sono mossi in una direzione precisa: arrivare sotto Montecitorio,  arrivare sotto il Senato per poter esprimere il proprio dissenso e per poter sfiduciare dal basso il governo.

Questa la dimensione unitaria che è stata praticata in molte vie della città di Roma quando ci si è trovati nei pressi dell’ enorme zona rossa costruita dalle Forze dell’Ordine. Questo tipo di dinamica è poi stata affrontata dalla polizia con lacrimogeni e cariche; dopodichè si è raggiunta Piazza del Popolo e da li ci sono stati altri tentativi da parte dei manifestanti di raggiungere Montecitorio – in una situazione in cui già Berlusconi aveva conquistato per 3 voti la fiducia – e ci sono state cariche molto pesanti. In piazza c’è stata a una resistenza agita in termini di massa collettiva rispetto alle cariche che imperversavano e che hanno poi raggiunto Piazza del Popolo.

A questo punto ci siamo rimessi in corteo, per quanto spaccato in due spezzoni fra P.le del Popolo e P.le Flaminio, lungo Muro Torto e adesso stiamo raggiungendo la “Sapienza”. Il dato politico mi sembra questo: giornata quantitativamente incredibile, Roma attraversata da centinaia di migliaia di studenti, precari, operai, comitati, terremotati dell’ Aquila.

Una giornata composita, incredibile per potenza, per forza, per indignazione.

Dall’altra parte una politica della rappresentanza, una politica di palazzo ormai completamente blindata e militarizzata che tenta la via dell’immunizzazione dal conflitto e dalla società. Dentro il Palazzo scontri interni – i futuristi di Fini si sono spaccati – e una dinamica assolutamente sorda rispetto alla dimensione sociale che oramai non ne può più.

Ecco, la giornata di oggi ci consegna un elemento di percezione estremamente forte, vivace: la misura è colma. La rabbia, l’indignazione coinvolge centinaia di migliaia di persone, quando si presentano situazioni di piazza. Dunque non dinamiche minoritarie ma dinamiche ormai di massa: è un dato nuovo, incredibile, che si è affermato in un paese che fino a qualche mese fa sembrava completamente pietrificato dentro il consenso al leader populista Berlusconi.

Dobbiamo quindi leggere la giornata di oggi con un occhio attento, in grado di cogliere fino in fondo la complessità, le sfumature, le articolazioni dato che non è stata una giornata lineare.

Sono accadute tante cose, sono state espresse tante modalità, tante dinamiche. Una giornata attraversata da anime soggettive differenti ma, in particolar modo, da un’eccedenza sociale enorme. Una giornata che, in primo luogo, ci insegna che per molti versi la misura è colma e che le politiche antisociali gestite da questo governo mafioso sono state respinte con una forza che mai si è vista in gioco negli ultimi anni, nè nella dimensione dei movimenti studenteschi  –  movimenti straordinari anche dal punto di vista quantitativo ma che mai avevano vissuto giornate di questa forza dal punto di vista della radicalità –  nè dal punto di vista dell’articolazione di un movimento eterogeneo e ampio.

Chiaramente dentro questa eterogeneità ci sono tanti punti di vista, la giornata è stata vissuta con tante sfumature anche differenti ma è stato mantenuto compatto – e questo mi sembra il dato interessante per tutta la giornata, nell’articolazione di pratiche molto radicali – lo spirito unitario che aveva promosso sia l’appello del 16/17 ottobre, sia la giornata di oggi: giornata di sfiducia contro il governo Berlusconi, contro le destre, contro le mafie che oramai gestiscono le politiche in Italia.

Berlusconi ha 3 voti, una maggioranza assolutamente risicata se non inutile alla Camera che non gli consentirà di governare.

Altrettanto nel paese le tensioni sono tante e forti e cominciano a mettersi insieme e a riconoscere nella complessità uno spirito unitario.

Penso che si debba partire da queste considerazioni che alludono alla necessità di riflettere e discutere insieme e che ci fa entrare nel vivo del tempo che viene.

Nella giornata di oggi abbiamo visto in azione tante dinamiche soggettive, generazionali, di rabbia, di indignazione diffusa che finora non erano comparse in questo paese. Abbiamo respirato un clima più Europeo e meno provinciale del solito.  A partire da qui bisogna cominciare a costruire spazio politico e alternativo dentro questa nuova fase.