di Barbara Gozzi

Bologna, ore otto e quaranta d’una mattina piovosa e fredda. È mercoledì 24 novembre 2010. Attraversando via Zamboni in prossimità del numero 38 si vede un gruppo di persone, ragazzi e ragazze tra l’ingresso e il portico. Alcuni presidiano la scalinata d’accesso, distribuiscono volantini, allestiscono panchetti. Non si può entrare, insomma, non per fare lezione almeno. “38 occupato – Let’s strike – Blocchiamo tutto” recita un enorme cartellone sopra l’ingresso.

A un comunicato sono affidate le motivazioni:

OCCUPIAMO PERCHÉ:

– Tra oggi e domani il ddl Gelmini sull’Università sarà probabilmente approvato in Parlamento. Noi questo ddl lo vogliamo bloccare!
– Perché questo ddl taglia il 90% dei fondi alle borse di studio, impedendo a moltissime persone di poter accedere in futuro all’università.
– Questo ddl è l’ultimo di una serie di riforme devastanti che hanno portato allo sfascio il mondo della formazione italiana, creando precarietà ed incertezza del proprio futuro.
– Per creare dibattito e mobilitazione anche dopo l’approvazione del ddl, e su tutti i temi che vogliamo!
– È arrivato il momento di aprire gli occhi e costruire tutti insieme e dal basso un’alternativa a questo sistema formativo. Perché vogliamo spingere altre facoltà a seguire il nostro esempio!
– È necessario bloccare i ritmi della normalità per tornare a riflettere su quello che si muove intorno a noi.
– Per dare un forte segnale di dissenso anche da Bologna, in solidarietà con le più di 200 occupazioni che stanno agitando l’intero paese.
– Continuiamo a pensare che la crisi debba pagarla chi l’ha creata.
– Vogliamo condividere i nostri saperi e creare controinformazione su quello che ci circonda rendendo la facoltà un punto di incontro e di moltiplicazione di lotte.
– Siamo complici di tutti gli studenti, di tutti i precari, di tutti i migranti, di tutti gli operai, di tutti i comitati territoriali che stanno lottando per il loro futuro.
– Perché siamo al fianco di chi si è ribellato in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Grecia, contro l’austerity nella forma dello sciopero generale!
– Perché da oggi la parola torna a noi!
STUDENTI E STUDENTESSE OCCUPANTI DI LETTERE E FILOSOFIA

Si tratta dunque di un’occupazione studentesca, una serie di iniziative per bloccare nello specifico le attività della facoltà di Lettere e – questo è quanto dichiarano alcuni organizzatori davanti a via Zamboni al numero 38 – “per sensibilizzare gli studenti”.

La giornata, tra dibattiti e attività in piazza Verdi, si è conclusa con un corteo iniziato nel tardo pomeriggio e che ha causato alcuni temporanei blocchi del traffico fermandosi sotto le Due Torri per poi proseguire fino a viale Indipendenza prima di tornare nella zona universitaria bolognese.

Sui numeri degli aderenti c’è evidentemente asincronia tra forze dell’ordine e studenti stessi, i primi sono orientati sull’ordine di alcune centinaia (specialmente nel corteo finale che si è concluso dopo le otto di sera) mentre i secondi annunciano almeno un migliaio di adesioni complessive (non è chiaro però se il riferimento è meramente studentesco o coinvolge anche le iniziative dei ricercatori).

Si attendono chiarimenti sull’eventuale aggressione (già denunciata) subita nel pomeriggio da un gruppo di militanti di Giovane Italia (movimento giovanile del Pdl), all’interno della facoltà di Giurisprudenza. Così come si attendono riscontri in merito all’effettivo sviluppo pacifico del corteo serale. Resta innegabile un certo clima di tensione specialmente da parte di chi, in città, ha subito disagi negli spostamenti (a piedi e con i mezzi) tra abitanti, lavoratori e proprietari di esercizi commerciali.

Oggi, Giovedì 25 novembre, sono previsti due cortei. Uno che dovrebbe partire alle 9 e 30 da Piazza Maggiore per il ‘No Gelmini Day’ con adesioni attese non soltanto dall’università ma anche da parte di istituti superiori. Mentre per le 12 è previsto il corteo dei ricercatori sotto le Due Torri, battezzato dalla medianità il ‘corteo funebre’ perché i ricercatori dovrebbero indossare la fascia nera già utilizzata durante l’assemblea convocata in un’aula del rettorato nel pomeriggio di martedì.

Attualmente Bologna è città spezzata, quanto meno la Bologna dell’istruzione. Il suo cuore pulsante si trova a convivere con iniziative differenti, voci, modi e toni a denunciare un malessere diffuso ma dalle numerose implicazioni non soltanto di facciata come appare evidente ai molti cittadini ‘subenti’ ritardi, disagi e confusione. C’è un malessere concreto che tenta di emergere, si tratta – ora – di fare chiarezza tra ruoli, azioni e conseguenze. Perché tra l’occupazione studentesca e le iniziative dei ricercatori ci sono, a monte, differenze da non trascurare.

E c’è, persiste, l’immagine d’una città divisa tra il voler fare, andare avanti con quello che c’è, e il ribellarsi anche bloccando, scatenando interruzioni forzate, generando confusioni. Così oggi si attendono nuove agitazioni, esattamente come mercoledì ci sono stati dipartimenti nei quali le lezioni si sono svolte regolarmente, in un silenzio quasi ovattato, mentre in via Zamboni e in particolare nella Facoltà di Lettere è stato impedito l’accesso alle aule, gli studenti si sono riversati per le strade del centro riempiendole di striscioni, volantini e brusii.

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