di Serena Adesso

Mentre la protesta degli insegnanti (precari e non) continua, mentre i ricercatori universitari tentano di bloccare con lo sciopero la riforma Gelmini, le librerie traboccano di testi che della scuola e dell’Università fanno il loro argomento centrale e provano a tracciare un punto della situazione, oramai sempre più complessa e grave.

Strumento utile per provare a decodificare il complesso mondo della scuola pubblica – impervio per i non addetti ai lavori – è il libro di Girolamo de Michele La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla. Oltre ad essere uno scrittore, De Michele è un insegnante, e come quasi tutti lo è diventato “per caso”, non per scelta: la vita, a volte, compie delle evoluzioni che noi non riusciamo a prevedere. Insegna a Ferrara in un liceo e, come si evince dalla lettura, ama profondamente il suo lavoro, al di là della facile retorica da libro Cuore della “maestrina con la penna rossa”. La scuola è lo specchio della nostra società, gli insegnanti sono in trincea: con lentezza, con pazienza, lavorano con i ragazzi, propongono loro un tipo di cultura che non è quella dei quiz, ma – per dirla con parole di David Foster Wallace – cerca di insegnare a vivere «in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno». (DFW, Questa è l’acqua, Torino, Einaudi 2009)

Compito degli insegnanti è quello di provare a fornire le conoscenze adeguate affinché gli allievi riescano ad orientarsi in una società altamente complessa. De Michele, dati alla mano, pone una questione interessante: i 2/3 degli italiani sono afflitti dall’“analfabetismo funzionale”, non sono più in grado di leggere un quotidiano e comprendere il senso della loro lettura – giusto per fornire un esempio – visto che la società e la lingua si sono modificate molto più rapidamente delle loro conoscenze (ferme agli anni della scuola). È l’analfabetismo funzionale, quello che rende i cittadini più facilmente manipolabili, malleabili e sottomessi all’egemonia della cultura dominante.

Smantellare la scuola primaria, tagliare i fondi dedicati all’istruzione, sottopagare gli insegnanti – demotivandoli di conseguenza – è un progetto che non è nato con Maria Stella Gelmini (che ha certamente aggravato la situazione): sono anni che i governi continuano a perseguire protervamente una politica simile. Girolamo de Michele, raffrontando più fonti e utilizzando un solido apparato bibliografico, ci spiega in che modo la scuola sia sotto attacco, dimostra che i nostri ragazzi non sono assolutamente ignoranti – soprattutto quelli meridionali, sempre più penalizzati. È possibile utilizzare al meglio gli investimenti, eliminare il finanziamento pubblico alle scuole private – interrompendo un business di milioni di euro – e alle scuole cattoliche. Come diceva Piero Calamandrei nel 1950, «il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private». (P. Calamandrei, «Difendiamo la scuola democratica», in Per la scuola, Palermo, Sellerio 2008)

De Michele conclude il suo saggio con un’affermazione e un suggerimento molto condivisibili: “Io credo che nella società del capitalismo cognitivo, in cui il sapere è immediatamente lavoro vivo […] la conoscenza è valore, il ruolo che, a torto o a ragione, la Costituzione assegnava ieri al lavoro debba essere assunto oggi dalla conoscenza. Credo che attraverso la centralità della conoscenza sia possibile ricomporre la scissione tra intellettualità e lavoro manuale, tra mente e corpo, tra vita della mente e vita attiva. Credo che la difesa della scuola sia, senza mediazioni, difesa della Costituzione, così come la difesa della Costituzione non può darsi senza difesa della scuola.
È un percorso da costruire in comune, tutti assieme” (pag. 286)

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