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Blocchi, presidi, occupazioni, manif sauvage: le proteste contro la riforma delle pensioni in Francia non si fermano. In tutto il paese, con diverse modalità, le iniziative di opposizione non fanno che aumentare e radicalizzarsi. La Francia è sull’orlo della paralisi. La protesta ha ormai una valenza politica che potrebbe far tremare non solo Sarkò e il suo governo, ma anche la fortezza Europa. Ed oggi (19.10) i francesi scendono di nuovo, tutti insieme, in piazza (previsti 266 cortei), per il sesto sciopero generale in pochi mesi.

 

La mappa delle proteste

Difficile, anzi impossibile, dare un quadro completo della situazione. Le iniziative si moltiplicano non solo a Parigi e nelle altre metropoli (e nelle periferie di queste), ma in tantissime città di media e piccola grandezza. Ospedali, scuole, fabbriche (bloccato dagli operai anche lo stabilimento Peugeut di Sochaux, il più grande in Francia), trasporti: tutti i settori si stanno mobilitando contro questa riforma delle pensioni tanto voluta dal governo Sarkozy.

Il traffico ferroviario risulta ancora in difficoltà in tutto il paese (circola all’incirca un treno su due), le metropolitane funzionano a singhiozzo da ormai due settimane, gli aeroporti hanno cancellato anche oggi circa la metà dei voli. A creare disagi si sono aggiunti da ieri anche i camionisti, lanciando la cosiddetta operation esgargot e provocando code kilometriche sia nella tangenziale di Parigi che in altri punti strategici dell’Exagone.
Code lunghissime si registrano anche alle pompe di benzina, quelle che sono ancora aperte (a Parigi, questa mattina, c’erano in media due ore di attesa), dove i francesi cercano di accaparrarsi un pieno prima che il carburante finisca del tutto. Le raffinerie (sembrerebbe ad oggi 10 su 12) continuano infatti ad essere bloccate da venerdì, nonostante il governo abbia minacciato di riaprirle anche con la forza. Il ministro degli interni François Fillon ha infatti detto che il governo non è affatto disposto ad accettare una paralisi e gli ordini alla polizia sono di sgomberare con la forza tutti i picchetti e i blocchi messi in atto dal movimento. Ma l’intervento della polizia riesce a stabilizzare la situazione solo per qualche ora, fino a quando cioè i manifestanti non riescono nuovamente ad organizzarsi per bloccare tutto. Nella raffineria di Grandpuits, alle porte di Parigi, tre lavoratori sono stati costretti ad andare al loro posto di lavoro, a rischio del carcere, come riferisce il sindacato che ha poi accusato il governo di impedire il diritto di sciopero.

A Marsiglia, dove il porto è bloccato da settimane, 4000 tonnellate di immondizia stanno invadendo alcuni quartieri della città, per l’adesione allo sciopero anche dei lavoratori della nettezza urbana. Anche tanti altri siti portuali sono bloccati.

Sarko, t’es foutu, la jeunesse aussi est dans la rue!

Il dato che a prima vista può sorprendere, e che ha sicuramente colto di sorpresa Sarkozy e il suo governo, è la forte partecipazione agli scioperi e alle diverse iniziative di protesta di giovani e studenti, soprattutto quelli medi.

Ieri mattina molti licei hanno nuovamente alzato barricate per bloccare le loro scuole.  A Nanterre si sono registrati gli scontri più duri. La polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni quando circa 300 studenti hanno cercato di bloccare il liceo Joliot-Curie incendiando un’auto e lanciando pietre all’esterno della scuola. Auto rovesciate e incendiate ci sono state anche in altre periferie parigine e in altre città come Lione. A Parigi i liceali, nel pomeriggio, dopo aver bloccato gli Champs Elysées hanno bloccato Place de la Bastille. In entrambi i casi il blocco si è sciolto solo dopo le cariche violente della polizia. 290 sono i fermati solo nella giornata di ieri, mentre venerdi’ scorso erano stati 264, di cui 192 posti poi in stato di fermo giudiziario.

Ad oggi sono ancora circa 1200 le scuole superiori in stato di agitazione, di cui 850 bloccate, mentre si moltiplicano ora dopo ora iniziative ed assemblee anche nelle facoltà universitarie. 12 università hanno votato la grève per oggi e in cinque hanno deciso di farlo applicando misure di picchettaggio davanti alle proprie facoltà. In mattinata, gli studenti si sono già riuniti a Parigi, a place de la Republique, bloccando in modo imprevedibile il traffico e creando ulteriore caos in città.

La posta in palio

Situazione non sono in evoluzione, dunque, ma anche in crescendo per espansione (un dato forse nuovo è che non è più solo Parigi il centro nevralgico delle proteste) e radicalità. Il movimento ha capito bene dove puntare per “far più male”, ovvero settore energetico e trasporti e i tanti episodi di radicalità (e le conseguenti azioni repressive) hanno finora solo rinforzato il movimento e reso più nervoso il governo. Secondo i sondaggi di «Le Monde», ad oggi, ancora il 71% dei francesi sostiene i manifestanti ed è disposto ad accettare (anzi, auspica) una situazione di grève reconductible come quella del 1995-6. Significativo che praticamente tutta la stampa francese segua con attenzione e partecipazione da settimane le vicende. Lo stesso «Le Figaro» ha oggi aperto a tutta pagina sulle azioni dei casseurs, spiegando che questi sono giorni cruciali soprattutto per Sarkozy, dal momento che si gioca molte delle (già scarse) chances di riconquista dell’elettorato di centro destra in vista delle presidenziali del 2012. A proposito di media, da sottolineare il silenzio pressoché totali di quelli italiani (Repubblica in primis), silenzio che ci piace leggere come timore di quello che anche in Italia potrebbe accadere in un futuro più o meno prossimo.

Il governo francese, da parte sua, continua a ribadire che non si farà intimidire dalle proteste e che la riforma vedrà il via libera anche del Senato entro la settimana. Nel frattempo è però costretto a rispondere mandando la polizia ovunque (a causa della mancanza di forze dell’ordine domenica sono state anche soppresse alcune partite di calcio), ed è chiaro a tutti che la situazione non potrà essere gestita in questo modo ancora a lungo.  È probabile che la riforma passerà, il governo ha i numeri perché ciò accada, ma lo scenario a quel punto potrebbe diventare davvero imprevedibile, fino a replicare quello del 2006 con il CPE.

La posta in palio sembra però che vada ben oltre il caso specifico (la riforma delle pensioni) o la leadership, più che traballante, di Sarkozy.  In Francia, così come, con le dovute differenza era avvenuto in Grecia, il patto tra generazioni su cui, secondo i disegni della finanza europea, si dovrebbe basare l’austerity come risposta alla crisi, si sta rivoltando contro i suoi stessi ideatori. Giovani e meno giovani, immigrati e studenti hanno stretto sì un patto tra generazioni, ma nel movimento, nelle piazze, nei cortei. Patto che si può tradurre in prima istanza con: nessuno di noi vuole lavorare di più né accetterà il futuro di precarietà a cui ci volete relegare, ma anche con: la vostra crisi non la paghiamo!