di Maria D.B
(lettera pubblicata su Il fatto quotidiano)

Chiedo scusa anticipatamente per questo sfogo personale. In questi giorni mi sto ponendo diverse domande leggendo gli argomenti trattati. In questa Italia dove si parla di case situate a Montecarlo, di leggi ad personam, di città ricostruite, emergenza spazzatura risolta, ponti sullo stretto, linee di alta velocità, salvataggi di compagnie aeree e navali, di riduzione del personale scolastico, di affollamento nelle classi scolastiche, ghettizzazione dei disabili nelle scuole, possibile creazione di mini-soldati, raid contro gay ed immigrati e l’elenco potrebbe protrarsi ancora e ancora, mi rendo conto che i problemi dei singoli cittadini sono inezie paragonati a questi enormi problemi nazionali, però tutto quello che succede in questa Italia, di riflesso, colpisce anche noi singoli cittadini.

Ho 35 anni, sono disoccupata e devo mantenermi da sola, adattandomi ad accettare lavori di ogni tipo pur di arrivare alla fine del mese e poter pagare le spese, ho fatto ogni tipo di lavoro senza mai disdegnare nulla, e intanto oltre a cercare un’occupazione che mi dia almeno una parvenza di stabilità e dignità, stavo cercando di portare a termine gli studi universitari. Trasferitami da 3 anni in un’altra città in cerca del miraggio-lavoro (ad ogni colloquio che ho sostenuto mi sono sentita rispondere sempre nello stesso modo: “Cerchiamo una persona più giovane“), ho dovuto anche trasferirmi come università: dopo 2 anni di fermo per le varie incombenze burocratiche, finalmente a settembre del 2009 potevo iniziare a sostenere gli esami nel nuovo ateneo…problema: i libri per sostenere gli esami costano e non avendo un lavoro fisso dovevo scegliere: pagare le spese di casa e mangiare oppure comprare l’occorrente per sostenere gli esami, naturalmente la scelta era obbligata quindi per un anno non sono riuscita a sostenere gli esami. Problema mio, il ritardo mi penalizzerà ma, mi sono detta, pazienza ci metterò un po’ in più. A settembre del 2010, invece, mi arriva una lettera dall’università dove mi comunicano che per gli studenti inattivi o fuori corso ci sarà un aumento delle tasse universitarie del 50%.

Ora, tutto questo è solo un mio problema, sarò costretta a lasciare l’università perché se non potevo permettermi di comprare i libri come potrò mai permettermi di pagare un aumento delle tasse del 50%? Ma mi è nata una rabbia dentro, perché in tutte le ricerche che ho fatto sull’argomento, nessuno o quasi lo ha trattato…gli studenti dovrebbero essere il futuro di un paese e invece nel nostro sembra siano solo pedine da utilizzare per incrementare le casse degli atenei. Poi ci si stupisce che le menti eccellenti del nostro paese si trasferiscano all’estero, ma è vita questa? Ci hanno tolto tutto e ora si portano via anche la nostra dignità.

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