di Claudia Cucchiarato

Una popolazione nascosta. Un profilo, quello degli italiani residenti all’estero, sfuggente, difficile da definire quantitativamente e qualitativamente. L’Italia è uno dei Paesi europei che più esporta laureati: quattro volte più che la Germania, la Francia o il Regno Unito. Allo stesso tempo, però, è tra quelli che meno importano giovani delle stesse caratteristiche. Secondo le stime dell’OCSE, solo un immigrato su dieci in Italia ha un’educazione terziaria: meno della metà degli immigrati in Spagna, un terzo di quelli che si dirigono verso l’Inghilterra, una percentuale inferiore anche a quella di chi migra in Grecia.

Tra il 2000 e il 2010 oltre 300mila persone tra i 20 e i 40 hanno lasciato il nostro Paese e quasi il 60% di loro ha  raggiunto un altro Stato europeo. Sono tutti dati forniti dall’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), e ci dicono che la comunità dei migranti italiani in Europa è la terza più popolosa, dopo la rumena e la polacca, con un totale di 1,3 milioni di unità. Nel mondo saremmo circa 4 milioni.
Eppure, anche i dati ufficiali rappresentano un’enorme sottostima rispetto alle cifre reali. Esiste una numerosa popolazione di italiani, soprattutto giovani e altamente istruiti, stabilmente domiciliati al di fuori dei confini nazionali che né il Ministero degli Esteri né le organizzazioni internazionali  riescono a censire. E infatti, confrontando i dati dell’AIRE con quelli delle città più recentemente prese d’assalto dai migranti italiani, come Berlino, Barcellona, Londra o Parigi, si scopre che il numero degli arrivi degli ultimi decenni non coincide affatto con il numero di espatriati registrato dai consolati italiani a fini statistici ed elettorali.

Nel mio libro, Vivo altrove, pubblicato a maggio (collana “Presente storico” di Bruno Mondadori), metto in luce queste incongruenze. Un fenomeno “nascosto” che si verifica soprattutto in Europa, dove l’apertura delle frontiere, l’introduzione della moneta unica o la proliferazione dei voli lowcost hanno provocato un considerevole e incontrollabile aumento della mobilità internazionale.

Ho cercato di dare una voce all’Italia che vive fuori dall’Italia e che, per convenienza, per distrazione o per scarsa informazione, all’AIRE non si è mai iscritta. Molti dei giovani migranti italiani che ho intervistato mi hanno detto di non sapere nemmeno cosa fosse l’AIRE, né che fosse necessario iscrivervisi per votare in patria. La maggior parte di queste persone, domiciliate da anni e con un contratto di lavoro stabile all’estero, risultano essere ancora residenti in Italia. È per questa ragione che ho pensato di chiamarle “generazione nessuno”. Non esistono, sfuggono alle statistiche e all’interesse del Paese d’origine. Erano e sono tuttora “nessuno” per l’Italia, ma proprio essendo “nessuno” all’estero sono riuscite a diventare “qualcuno”. Non sono solo “cervelli in fuga”, bensí decine di migliaia di persone che ogni anno partono alla ricerca di un’opportunità che qui ritengono irraggiungibile.

Da queste considerazioni e dall’esigenza di dare un numero, un nome o una descrizione a questa “generazione nessuno”, nasce l’iniziativa che lanciamo oggi in collaborazione con Repubblica. Dalla necessità di sapere quanti sono e dove stanno gli italiani che hanno da pochi mesi o da anni abbandonato il proprio Paese, nasce la volontà di realizzare un censimento che, per scarso interesse nell’affrontare l’argomento o mancanza di mezzi, finora nessuna delle istituzioni preposte ha voluto portare a termine.

Esistono, e sono molte, le associazioni che si occupano dei nuovi migranti italiani. Sono nate di recente anche alcune iniziative che cercano di riunirli attorno ad un obiettivo. Un esempio è il Manifesto degli Espatriati che i blog di Vivo altrove e La Fuga dei Talenti hanno lanciato, in modo quasi provocatorio, per esprimere uno scontento e aprire un dialogo. Pochi mesi fa è passata alla Camera dei Deputati la proposta di legge nata dal progetto “Controesodo  –  Talenti in movimento” . Un primo, fondamentale passo che vorrebbe non solo incentivare il rientro di lavoratori italiani altamente specializzati, ma anche invogliare i talenti stranieri a trovare un posto nel nostro tessuto industriale.

Per compiere questo passo, però, è necessario prima di tutto sapere di cosa stiamo parlando: numeri, storie, capacità… chi e dove sono gli emigranti italiani di oggi? Se fate parte di questa comunità in costante aumento, o avete intenzione di farlo, introducete i vostri dati. Raccontateci la vostra storia, i motivi che vi hanno spinto all’espatrio, i luoghi in cui avete vissuto, le ragioni per cui avete deciso di rimanere o le motivazioni grazie alle quali fareste possibilmente ritorno in Italia.

Faremo arrivare la vostra voce anche a chi fino ad oggi si è occupato dei Residenti all’Estero solo per capire in che zone del mondo organizzare la campagna elettorale.