di Domenico Marino

“Con ogni inizio di anno scolastico si registrano sempre le solite proteste da parte di alcuni”.  Questa frase approssimativa e banalizzante proviene da un altrettanto approssimativo Ministro della Pubblica Istruzione. È già il secondo anno che il Ministro adopera tagli spregiudicati lasciando inesorabilmente a casa precari che nella scuola hanno investito la loro carriera professionale e, quindi, la loro stessa vita.

Se l’anno scorso i tagli hanno principalmente colpito la scuola primaria, quest’anno l’affilata riforma ha sfoltito anche la scuola superiore, lasciando a casa un numero di precari che per il Ministro si aggira sui 14 mila docenti, ma che in realtà, con i dati alla mano, riguarda molte più persone.

Il meridione è indubbiamente il più colpito, dove molta gente laureata, specializzata e anche con qualifiche superiori alla specializzazione, affolla le graduatorie ad esaurimento nella speranza di un posto di lavoro remunerato secondo contratto, cioè non in nero. Un posto privo di accesso tramite raccomandazioni di stampo mafioso, che garantisca i propri diritti e che riconosca pur in minima parte il valore del percorso di studi affrontato per giungere alla cattedra.

La notizia è che i docenti precari, solitamente noti per accettare qualsivoglia tipo di difficoltà e compromesso pur di giungere a un contratto a tempo determinato, davanti ai tagli della Riforma Gelmini, hanno alzato la testa e soprattutto la voce.

Il 12 settembre 2010 a Messina precari provenienti da ogni parte della Sicilia, appoggiati da un unico sindacato, la CGIL, si sono riversati sulle sponde dello stretto e hanno bloccato la partenza e l’approdo dei traghetti. Successivamente hanno occupato i binari della stazione centrale di Messina, causando disagi nell’arrivo e partenze dei treni.

Abbiamo intervistato Giovanna, che ha preso parte all’occupazione.