[La Redazione ripropone un articolo pubblicato originariamente su Il Primo Amore il 26 agosto 2010.]

di Giuseppe Caliceti

Si prevede un autunno caldissimo per la scuola. Perchè se poco dopo l’insediamento del governo, quando Gelmini aveva solo annunciato il taglio epocale alla scuola pubblica italiana è 150mila lavoratori in tre anni, – suscitando la protesta di quell’Onda anomala che col tempo è andata sempre più affievolendosi e perdendosi in mille rivoli, dal prossimo anno scolastico chiunque potrà si toccare con mano gli effetti rovinosi di una finta Riforma venduta agli italiani con una falsità: quella di chi affermava che, diminuendo l’investimento sulla scuola, la sua qualità sarebbe migliorata.

Il corretto inizio dell’anno scolastico è sempre un problema, ma quest’anno sarà peggio. Le operazioni che precedono l’inizio delle lezioni sono in forte ritardo rispetto agli anni passati. In alto mare la sistemazione dei docenti in soprannumero, le assegnazioni provvisorie, le immissioni in ruolo, la nomina dei supplenti. Il maggior caos è alle superiori: conseguenza dello spostamento in avanti delle iscrizioni.

Più l’inizio del nuovo anno scolastico si avvicina, più si moltiplicano le proteste in tutta la penisola. Innanzitutto quelle dei precari: altri 20.000, tra i quali anche chi insegna da più di dieci anni, saranno senza lavoro e stipendio; senza contare quelli che hanno già perso il lavoro lo scorso anno.
Sono stati occupati alcuni Uffici scolastici provinciali, gli ex provveditorati agli studi.Tre docenti siciliani sono in sciopero della fame. Due a Roma. I tagli al personale stanno mettendo in ginocchio migliaia di famiglie, soprattutto al Sud. E Gelmini diceva che la riforma non avrebbe comportato nessun licenziamento! Balle. Affermava anche che i tagli, oltre a far  risparmiare, avrebbero eliminato la piaga del precariato e garantito la continuità didattica. Altra falsità: gli uffici scolastici territoriali stanno lavorando per coprire le numerose cattedre vacanti, e la prima soluzione sarà, come sempre, precaria.

Ma oltre ai precari, stanno organizzano la protesta anche i docenti di ruolo in soprannumero: che hanno il posto, ma non hanno più la cattedra; cioè non possono più insegnare nella sede dove insegnavano fino allo scorso anno, perchè  la loro classe non c’è più. Che farne? Gelmini, con una circolare surreale, invita gli uffici scolastici a lasciarli nelle scuole, a disposizione:  per cercare di tenerli in servizio senza fare nulla? Non lo spiega.

Al di là delle proteste dei lavoratori della scuola, – e da quella, per altro  intermittente per intensità, in questi anni, di opposizione e sindacati, che  però oggi pare più seria, – chi determinerà come andrà a finire saranno i genitori degli studenti della scuola pubblica. Dopo essere stati bombardati da un sistema informativo a senso unico, si troveranno improvvisamente a che fare con la nuova realtà che spetta i loro figli. Sapranno indignarsi e organizzare una protesta generalizzata? O si adegueranno al peggioramento? Stiamo a vedere.

Intanto i genitori degli studenti più deboli, i disabili, hanno già alzato la voce.
La loro situazione è drammatica, indegna di un Paese civile. I loro figli saranno inseriti in classi sempre più numerose, avranno più difficoltà e meno ore di aiuto da parte di docenti di sostegno rispetto a quelle richieste, per legge, dalle certificazioni delle Asl.  Una situazione che potrebbe scoppiare già con l’avvio del nuovo anno scolastico, fomentando il razzismo verso i più deboli e il ritorno a classi differenziate: in netto contrasto con l’articolo 3 della nostra Costituzione.
Altro che merito e qualità! Ammettiamolo: nella scuola italiana non è mai andata peggio di così. Per questo il prossimo sarà un anno scolastico decisivo.

L’anno della verità, diciamo. Perchè gli effetti della Riforma colpiranno concretamente e inevitabilmente tutti i gradi e i livelli d’istruzione, mettendo in difficoltà non solo i docenti, come accaduto fino a ora, ma anche studenti e famiglie degli studenti, a cui rimarrà un’ultima possibilità di opporsi a Gelmini e al suo disegno incostituzionale: la demolizione finale della scuola pubblica a favore, solo per chi potrà permetterselo, di una scuola privata e a pagamento. Se Gelmini riuscirà nel suo intento, a quel punto rimarrà solo da cambiare la Costituzione.

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