[La seguente lettera è apparsa  il 3 agosto 2010 sull’edizione locale di Bologna del quotidiano La Repubblica. Ne riproponiamo integralmente il contenuto, con la speranza che molti altri spettatori si pongano la stessa domanda della signora Ferdinandi, a Bologna e non solo.]

In questi giorni abbiamo assistito alla vendita delle spillette della cineteca per salvaguardare il cinema in piazza. Un’iniziativa encomiabile alla quale ho partecipato con entusiasmo. Eppure il mio pensiero va a tutti quei lavoratori precari che lavorando tutti i giorni all’ombra danno lustro e prestigio alla città attraverso la realizzazione del cinema in piazza. E penso ai precari del Duse o ai lavoratori della Sala Borsa, a tutte le maestranze precarie di tutti i teatri di Bologna, gente che tira avanti in silenzio la baracca. Penso a tutti gli stagisti che altro non sono che lavoratori senza stipendio. Tutto questo naturalmente sotto gli occhi di politici e sindacati, per i quali i precari della cultura non esistono. Penso a tutto questo e mi chiedo: possibile che a Bologna non ci sia uno straccio di intellettuale che possa fare sua questa battaglia?

Elena Ferdinandi