di Valentina Fulginiti

Tirocini, stage, esperienze formative: in molti casi si tratta di veri e propri periodi di lavoro non retribuito, a cui tuttavia molti giovani si sottopongono volontariamente per migliorare le proprie future chances di impiego una volta usciti dalle università. È difficile aver successo senza esperienza pregressa; le aziende tendono infatti a richiedere una conoscenza non solo teorica del lavoro da svolgere. Una situazione che, in anni di dura recessione, rischia di penalizzare gli studenti economicamente più deboli, quelli che non si possono permettere il lusso di lavorare senza percepire uno stipendio.
Milano, Italia? No: Ann Arbor, Michigan. La notizia proviene dal settimanale americano  Newsweek ed è di questi giorni. Secondo il servizio, la pratica del tirocinio non retribuito è in aumento esponenziale negli USA, dove è passata dal 9% all’80% (tra gli studenti universitari) dal 1992 al 2008 (fonte National Association of Colleges and Employers), ed è ormai considerata un requisito indispensabile per poter concorrere, una volta laureati, a posizioni lavorative vantaggiose. A farne le spese sono i giovani delle famiglie meno abbienti, che si trovano costretti a rinunciare a posizioni prestigiose come aspiranti redattori o giornalisti, per più prosaiche estati passate a fare i commessi o i camerieri: posizioni che difficilmente renderanno i loro curriculum appetibili, una volta laureati. La situazione sembra ulteriormente aggravata, oltre che dall’aumento esponenziale degli stage, dalla generale diminuzione (talora azzeramento) delle retribuzioni – forse, si potrebbe suggerire, per l’elevato numero di candidati che restano disponibili?
Nel frattempo, ci si arrangia come si può: c’è chi rinuncia a fare lo stagista, sperando che di qui a pochi anni “internship” diventi una parola inflazionata, o che le aziende comincino a selezionare anche in base ad altri criteri; e c’è chi invece, pur di «fare curriculum», si sobbarca pesantissimi doppi lavori: commessi alla sera per pagarsi lo stage gratuito alla mattina. Nel frattempo, partono le ispezioni federali e provinciali, alla ricerca delle troppe irregolarità contrattuali nascoste dietro la formula dello stage.
E in Italia?