di Luca Rinaldi

 

Croce Rossa Italiana è senza ombra di dubbio la più importante associazione umanitaria presente sul territorio italiano e non solo. L’organizzazione dipende oggi da tre ministeri: pubblica amministrazione, difesa e salute pubblica, eppure nessuno di questi si occupa realmente del cancro precario che si sta impadronendo di questo settore pubblico, in quanto Croce Rossa è classificata come ente pubblico non economico. Un’associazione con più di un secolo di storia alle spalle, operante nei settori sanitari e socio-assistenziali tutelando la salute, sostenendo gli anziani, diversamenti abili, persone con problemi di tossicodipendenza e senza fissa dimora.

 

Da non tralasciare l’aiuto offerto dall’ente alla popolazione nelle situazioni di emergenza e pericolo, come è successo, e sta succedendo, per esempio, nel corso del post-terremoto abruzzese dove la Croce Rossa ha fornito assistenza tramite i propri volontari ed i propri dipendenti, sia civili che militari. La Croce Rossa Italiana, oltre al numero di volontari, si avvale di una pianta organica di 3.030 dipendenti, per i 2/3 precari. Sono infatti i dipendenti che con l’impiego quotidiano permettono lo svolgimento dei principali servizi di assistenza alla popolazione che, come già detto, non si limitano al soccorso ma forniscono anche servizi importantissimi come, per esempio, quello offerto al CEM (centro di educazione motoria) di Roma, dove si assistono 45  ragazzi diversamente abili che da anni vivono nel centro e si accolgono anche le loro famiglie. In questo centro, il personale amministrativo è quasi tutto di ruolo, mentre quello che lavora nei reparti ha contratti di lavoro precario, solo 19 sono di ruolo su 139. I 120 precari del CEM hanno una sola certezza: i loro contratti scadranno il 31 dicembre 2009. Se i contratti di convenzione non verranno rinnovati, addio CEM.

 

La situazione è analoga per gran parte dei precari CRI, in tutto un esercito di 1.894 lavoratori, i quali sono sempre sull’orlo della scadenza e del rinnovo contrattuale. Infatti la Croce Rossa, nonostante sia un ente pubblico non economico, stipula contratti sulla base di convenzioni e lo Stato non è in grado di garantire personale per un servizio pubblico di primaria importanza. Ben due finanziarie (2007 e 2008, quest’ultima prevedeva addirittura che le persone in possesso dei requisiti per la stabilizzazione che non potessero essere stabilizzate per mancanza di disponibilità d’organico in Croce Rossa, avrebbero trovato “asilo” nel Servizio Sanitario Nazionale presso le Regioni) prevedevano la regolarizzazione di tutti i precari del servizio pubblico con almeno 36 mesi di lavoro continuativo presso l’ente, ma di queste regolarizzazioni, nemmeno l’ombra. Anzi, questa specificazione del contratto, in realtà, sarebbe addirittura superflua dal momento che l’organico di Croce Rossa prevede una dotazione di personale di 3.030 persone, ovvero l’attuale possibilità di stabilizzare 1.136 precari dei 1.894, riducendo considerevolmente il precariato sul territorio e all’interno dell’organizzazione, concedendo maggior stabilità ai lavoratori ed alle famiglie dei dipendenti CRI. La Croce Rossa ribadisce che può stabilizzare solo 126 dipendenti, continuando però ad assumere e flirtare con le agenzie di lavoro interinale e le cooperative per continuare con la serie di questi contratti precari: chi lavora infatti per cooperative è spesso sottopagato o a nero svolgendo turni di lavoro massacranti. Nonostante le due finanziarie i servizi (118, trasporto infermi, assistenza ai dializzati, a disabili gravi e migranti nei Centri di Identificazione ed Espulsione) ed il personale, anche qualificato, come medici, paramedici, infermieri, psicologi, infermieri e fisioterapisti, della Croce Rossa rischiano di saltare, eppure gli interlocutori continuano a latitare.

 

Una situazione che va al più presto risolta, anche perchè questi 1894 dipendenti sono fondamentali nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività della CRI.
Sono state poste all’attenzione del governo anche tre interrogazioni parlamentari provenienti dagli onorevoli Compagnon e Polledri, dove si invita il governo ad affrontare il problema della stabilizzazione dei lavoratori precari della Croce Rossa, anziché intraprendere la continua strada delle proroghe alle convenzioni, ma le risposte continuano a latitare.
Come poi non ricordare la situazione della mancata corresponsione del salario accessorio, altra questione sollevata sempre nella medesima interrogazione dall’onorevole Polledri, dove si rileva come nel 2005 e nel 2006 i dipendenti precari non abbiano ricevuto il salario accessorio spettante, episodio che ha costretto alcuni dei lavoratori ad agire per vie legali contro l’ente. Emblematico è il caso di Torino dove un lavoratore precario CRI, dal 1996, dopo la vertenza abbia ricevuto la somma di 40.000 euro alla fine della causa.

 

Così le proteste dei lavoratori precari della Croce Rossa Italiana si susseguono da anni senza mai avere chiare risposte dai governi. Né a destra, né a sinistra, col rischio di perdere queste 1.894 persone, ed insieme a loro i servizi di assistenza che svolgono, lasciandoli sul lastrico con le loro famiglie.
Vengono in soccorso anche due sentenze della Corte di Giustizia Europea, in cui si accusa l’Italia di un  abuso della possibilità del contratto temporaneo nella Pubblica Amministrazione, mascherando un rapporto lavorativo di caratte continuativo con contratti di tipo temporaneo. Le sentenze, precisamente del 7 settembre 2006 (proc. C-53/04 e C-180/04), censurano l’abuso dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione, contemporaneamente si limita però a segnalare l’esistenza nell’ordinamento italiano della norma sanzionatoria, rimettendo però ai giudici nostrani qualsiasi pronuncia. I giudici europei rilevano, quindi, quanto rilevato dagli stessi precari della Croce Rossa: non vi è alcuna lacuna nell’ordinamento italiano, semplicemente vi è una tutela giudiziaria non attiva in applicazione delle norme. Norme prodotto dallo Stato stesso, che lo Stato stesso dovrebbe rispettare anche a tutela dei propri dipendenti.

 

Croce Rossa mantiene il personale e lo stabilizza dove la pianta organica lo consente, e se la convenzione copre il costo, tutto il resto del personale, precari stabilizzabili compresi, dovrebbe essere reinternalizzato laddove le regioni hanno intenzione di farlo, ma come ci riferisce Lorena Guidi, 48 anni, dipendente (precaria) del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, nel corso dell’intervista che ci ha rilasciato <<nessuno lo sta facendo, tranne la Puglia, dove il numero dei precari non è alto, anche se al momento è tutto fermo vista l’inchiesta sulla sanità in corso di svolgimento, ed in questo senso si stanno muovendo anche Bolzano e Trento in quanto province di una regione autonoma. Dubito che in Lombardia, dove il numero dei precari Croce Rossa è il più alto in Italia con 650 unità, si muova qualcosa in questo senso>>.

 

Analizzando la situazione dei lavoratori precari della Croce Rossa è impossibile non notare, nonostante le finanziarie atte a mettere una pietra sopra questa situazione, la presenza di precari storici, se non addirittura preistorici, ma anche qui, il governo e Brunetta latitano, anzi, proprio il ministro, illustrando il “Terzo report sul monitoraggio dei contratti di lavoro flessibile nelle P.A.”, nello scorso aprile, dichiara <<i lavoratori precari della Croce Rossa Italiana non sono inseriti tra i regolarizzabili, in quanto non hanno anzianità direttamente con la C.R.I., bensì prevalentemente con le Regioni e le A.S.L. di provenienza>>. Le dichiarazioni di Brunetta però sono smentite dai contratti dei dipendenti stessi e dalla presenza del precariato storico, proprio perchè queste persone sono stipendiate anche da quindici anni da 15 anni da Croce Rossa Italiana, come Lorena Guidi, responsabile del CEM di Roma e responsabile sindacale dei precari della Croce Rossa, che abbiamo intervistato, e chiarirà la situazione, fornendoci anche qualche cifra e dettaglio in più.

 

Sig. ra Guidi, qual è la vera anomalia di questa situazione?
<<Nel dicembre 2006 ci siamo visti costretti alla protesta. Il governo Berlusconi dell’epoca si dimenticò di noi, così durante il periodo natalizio iniziamo installando una tenda in Piazza Venezia a Roma, protesta che poi segue il 29 dicembre a Palazzo Chigi, strappando all’ultimo minuto un decreto di proroga. Con la finanziaria successiva del governo Prodi, arriva poi una legge generale sulle stabilizzazioni per coloro che hanno lavorato per oltre tre anni all’interno della Pubblica Amministrazione. Il tutto porterà ad una proroga in virtù del processo di stabilizzazione. Da allora la CRI si è decisa a chiedere un parere al ministero della funzione pubblica, affermando che noi non lavoriamo per Croce Rossa, ma attraverso convenzioni che non hanno carattere permanente. A questo punto il ministero dichiara che occorrerà aprire una trattativa regione per regione.>>

 

Da chi è pagato il dipendente Croce Rossa? Il fatto che vi sia confusione sull’applicazione delle leggi finanziarie e del confine ancora non chiaro, almeno nei fatti, sulla questione che Croce Rossa sia ente privato o ente pubblico non economico, può portare a sprechi nella Pubblica Amministrazione?
<<Il dipendente Croce Rossa è vero che lavora tramite convenzioni, ma viene retribuito comunque da un ente pubblico che a monte prende un finanziamento dallo Stato. Anche questa è una grossa anomalia dello Stato: si sovvenziona Croce Rossa, che è un associazione, ma anche ente pubblico pagato dallo Stato. Allo stesso tempo però Croce Rossa viene fatta partecipare alle gare d’appalto come ente privato, col risultato che il costo complessivo raddoppia, portando ad un inevitabile spreco di risorse dei cittadini.>>

 

Passiamo ora alla situazione dei lavoratori, può fornirci qualche dato in merito?
<<La situazione a livello nazionale vede 1894 dipendenti civili della Croce Rossa, per intenderci coloro che operano al 118, nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione, n.d.r.) e all’interno dei CEM (Centri di Educazione Motoria, n.d.r.), precari aventi diritto alla stabilizzazione rispetto alle leggi di proroga. Il dato più rilevante riguarda la Lombardia con 650 unità di personale, mentre al sud il dato è più confortante, per esempio in Puglia i precari sono 19 a Bari e 32 a Foggia. Una situazione comunque da risolvere.

 

Altra questione, in gran parte sommersa e sconosciuta all’opinione pubblica, è il cosiddetto “precariato storico”, di cui lei è forse la maggior rappresentante. Una storia da conoscere.
<<Ride (n.d.r.) Sono entrata in Croce Rossa 17 anni fa per alcune sostituzioni estive. All’epoca per quel tipo di lavoro, che consisteva in un’assistenza di base per disabili gravissimi non c’era nessun tipo di titolo riconosciuto, come potrebbe essere oggi il titolo OTA. Quindi si procedeva per chiamata diretta: si contattavano una trentina di persone, chi dall’ufficio di collocamento, chi per esperienze passate. Da lì iniziarono ad arrivare i primi contratti trimestrali, poi seguiti da co.co.co. quadriennali, la costituzione di una cooperativa per altri quattro anni e alla fine, tramite la legge 369 siamo arrivati ad un primo contratto a tempo determinato. La legge 368/2001 permetteva infatti di assumere a tempo determinato personale all’interno della Pubblica Amministrazione. Il contratto era di tre anni, con scadenza nel 2006. Il bando della legge 368/2001 è infatti quello che apre al numero dato in precedenza, dei 1894 precari. Prima il numero dei precari era inferiore: considerando che in Croce Rossa la pianta organica dovrebbe essere di 3.030 persone, dico dovrebbe, perchè ad oggi a personale di ruolo ne sono rimasti 1.400, con una diminuzione di circa 150 unità l’anno, ciò significa che, se non assumono, tra dieci anni la Croce Rossa si ritroverà senza personale. La situazione infatti non è soltanto mia personale, ma  di tutti queste 1894 persone che sono precari da più di tre anni. Alla fine dei tre anni previsti dalla legge 368, non arrivano segnali, nonostante una sentenza della Corte Europea, che ravvisa l’abuso, da parte dell’Italia, della possibilità dei contratti triennali, con cui sta mascherando un rapporto lavorativo di carattere continuativo con contratti di tipo temporaneo.>>

 

Lei lavora al CEM (centro di educazione motoria) dove si assistono 60 ragazzi “gravi” quotidianamente, si rischia di chiudere i battenti?
In realtà il CEM non si appoggia a convenzione, ma è un ente accreditato presso la regione Lazio. Questo centro sopravvive da 60 anni, possiamo dire che qui, di temporaneo c’è poco, se non che i contratti dei dipendenti, i precari sono ad oggi un’ottantina circa tra Operatori Socio Sanitari e figure professionali come fisioterapisti, psicologi, logopedisti e assistenti sociali. Oggi come oggi, essendo accreditati con la regione Lazio, difficilmente si chiuderà l’accreditamento. Uno dei problemi riguarda il CIE di Ponte Galeria dove è in corso un contenzioso per il rinnovo della convenzione: non si sa se Croce Rossa avrà di nuovo la convenzione. Nel caso in cui Croce Rossa non avrà di nuovo l convenzione, i 60 operatori che lavorano a Ponte Galeria dovrebbero essere ricollocati su tutta la regione, attingendo all’accredito del CEM.

 

Per risolvere queste situazioni di cui abbiamo parlato, vi sono in programma degli incontri con le istituzioni?
<<Si, è stato istituito un tavolo tecnico per cercare di risolvere i problemi all’interno di ogni singolo comitato provinciale mano a mano che essi si manifestano. Dal punto di vista politico però non c’è nulla che faccia intravedere una strada aperta: la richiesta di un incontro con la funzione pubblica alla conferenza Stato-Regioni non ha ricevuto risposta alcuna. CRI ad oggi è in commissariamento, quindi con un commissario mandato dal Governo, Francesco Rocca, che non ha però un mandato preciso. Rocca dichiara di aver fatto richieste ai ministeri, ma le risposte non arrivano nemmeno a lui. Se non si risponde né al sindacato, né al commissario, mandato dal Governo stesso, non si sa dove si possa andare a finire.>>

Come intendete dare voce alla vostra protesta che non trova spazio?

<<Per noi sicuramente il mezzo dello sciopero è proprio una delle ultime strade da percorrere, soprattutto perchè dobbiamo garantire i servizi minimi, quindi lo sciopero in Croce Rossa è una strada difficile, se non impercorribile. Basti pensare che nell’ultimo sciopero indetto, sono stati recapitati ai lavoratori che vi hanno partecipato anche degli avvisi di garanzia, nonostante questi abbiano rispettato la procedura con la comunicazione di adesione 48 ore prima all’amministrazione. Le iniziative sono state molte, dallo sciopero della fame alla tenda di Piazza Venezia, fino all’occupazione di via Veneto davantia all’ambasciata americana, come è prevedibile, visti gli scarsi risultati, devo dire a malincuore che il personale è rassegnato a questo ordine delle cose: “finché pagano lo stipendio vado avanti”, che è quello che poi vogliono le amministrazioni.>>

 

Nonostante vi sia la possibilità di stabilizzare quasi tutto il corpo precario Croce Rossa assume lavoratori interinali. E’ possibile che qualcuno all’interno dell’amministrazione della CRI abbia interessi nelle agenzie interinali?
<<Questo  è l’altro grosso scandalo che si sta verificando a seguito del provvedimento 133 di Brunetta, che prevede, in caso di mancanza di personale nella Pubblica Amministrazione di assumere personale interinale. Riguardo agli interessi dei commissari in agenzie interinali non ho dati precisi, pare da alcune voci, che proprio all’interno di alcuni comitati provinciali vi sia qualcuno che abbia interesse nel far transitare tramite agenzie interinali i lavoratori.

 

Spesso si legge che Croce Rossa non può stabilizzare il personale a causa di scarse risorse finanziarie. Stanno così le cose?
<<Quello dei problemi di cassa è un falso problema. Effettivamente un problema di cassa c’è, ma in quelle dell’associazione. Se i soldi derivanti dalle convenzioni fossero gestiti da CRI come associazione, dovrebbe esserci una rendicontazione, come potrebbe essere un bilancio, che invece manca, nonostante i soldi incassati siano, a tutti gli effetti, denaro pubblico. Col denaro delle convenzioni occorrerebbe pagare il personale, garantire il servizio ed andare a pari coi conti, certo, se poi con questi bisogna anche finanziare la manifestazione per dare lustro all’associazione, oppure si tratta male la convenzione, allora iniziano i problemi e Croce Rossa, come associazione, non è più in grado di gestire quello che è un ente pubblico. Quello che infatti non si sa, vista l’assenza di un bilancio raggiungibile, sono i centri di costo: i soldi presi dalle convenzioni, sono effettivamente quelli che poi vanno a garantire un buon servizio al pubblico? Senza bilancio non si può sapere. Il comitato provinciale di Roma, nonostante una serie di denunce presso la Procura della Repubblica su questa questione, non è mai venuto a capo di nulla nemmeno in questo senso. In conclusione posso dire che Croce Rossa, anche in questo senso vanta un ampia schiera di amici e nemici su tutto l’arco politico, insomma, un bel blob! (ride n.d.r)>>.

Qui l’articolo originale http://www.thepopuli.it/2009/09/precariato-croce-rossa/