di Carlo Antonicelli

“Noi non partiamo, non andiamo all’estero, non lo lasciamo il nostro paese. Rimaniamo qui con le nostre competenze, le nostre vite, le nostre idee di futuro”.

Con queste parole, questa mattina alla stazione Termini di Roma, 100 giovani precari, uomini e donne – in rappresentanza delle reti, delle associazioni e dei movimenti che fanno parte del comitato “Il nostro tempo è adesso” – hanno dato vita a un flash mob contro il progetto di riforma del lavoro proposto dal Governo. Chiedendo che “la precarietà Termini adesso”.

Si sono presentati nella più grande stazione italiana con le loro valigie di cartone, come tanti altri giovani che sono senza lavoro, precari, esclusi dal welfare, discriminati se sono ragazze, costretti a lavorare in nero, spesso senza garanzie sulla sicurezza. Si sono presentati come una generazione a cui non è riconosciuto nulla, a cui viene chiesto e tolto tutto, a cui è negata l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese. E che pure si definisce “La meglio gioventù del nostro tempo”, perché ha idee, progetti, un senso del futuro che riguarda tutti.

Nel corso del flash mob, sotto gli occhi dei viaggiatori della stazione Termini, le valigie di cartone sono state restituite al Governo e al Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Sulle valigie era descritta la situazione italiana: la disoccupazione giovanile al 36% (Istat); un ragazzo su 6 cade che in povertà quando rimane senza lavoro (Banca d’Italia). Valigie come pacchi da buttare via, come la riforma del lavoro, un vero e proprio “pacco” per un’intera generazione, in cui nessuna delle promesse fatte è stata mantenuta. Non la riduzione del numero dei contratti precari, non l’estensione ai precari dell’indennità di disoccupazione…

Il flash mob ha lanciato una mobilitazione nazionale. Il 16 giugno “la meglio gioventù” ha deciso di scendere in piazza, a Roma. Associazioni, reti di lavoratori, comitati di giovani, segmenti di movimento racconteranno, a partire dalle 18.00, i talenti, la creatività e la voglia di futuro di una generazione, che alla marginalizzazione risponde “restiamo qui per riprenderci la nostra vita e il nostro Paese”.

About these ads