La notte tra il 24 e il 25 aprile, Alberto Dubito, 21 anni, testi e voce di Disturbati dalla CUiete, s’è buttato dalla finestra.

Lo avevamo conosciuto lo scorso settembre a Ca’ Tron Città Aperta (Venezia) durante una giornata dedicata alla poesia, e ci aveva molto impressionato per il suo grande talento, la sua vitalità, la durezza e lucidità delle sue liriche, che aveva recitato in modalità rap. Vogliamo ricordare il progetto Italia Precaria, un ciclo di minivideoclip dei Disturbati dalla CUiete, su tematiche legate al lavoro precario e in nero, alle morti sul lavoro “e altre mostruosità”, come recita la presentazione del progetto su Youtube, realizzati per La7 come chiusura del programma Il contratto.

Alberto iniziava proprio ora ad avere seguito e riconoscimento. Sulle ragioni del suo gesto chi non gli era vicino non può che avanzare ipotesi. Noi vogliamo semplicemente ricordarlo come un ragazzo in gamba, un grande talento, di cui il panorama musicale italiano sentirà la mancanza. L’amico poeta Ulisse Fiolo ci manda queste parole di riflessione sulla sua scomparsa.

Forse, come sempre, esser troppo dentro alla vita, averci tanta passione e lucidità di lettura, ti rende intollerabile sopportarne le finzioni e le mutilazioni attuali. Per me era una profonda e molto gradita sorpresa, vedere che a 20 anni era già tanto presente e impegnato, coi propri mezzi (poesia e musica etc.), nel testimoniare un disagio comune e delle istanze che cercano e devono trovare riscontro, per non degenerare. Chi si uccide, ha fretta di rinascere, lo penso da sempre: il male che uno sente o lo riversa fuori, o implode – Alberto fuori dava segnali per capirlo e superarlo, ma è probabile che dentro ne pagasse le conseguenze da solo, senza darlo troppo a vedere, come spesso succede. So che ha lasciato un messaggio, poco prima di lanciarsi nel vuoto; ma tutte le parole del mondo non possono spiegare niente, quella definitiva è il silenzio e il non volerne dire più nessuna. Nel progetto musicale per cui scriveva e rappava i suoi testi c’è molto di suo, la sofferenza per una finta pace imposta e per l’indifferenza stordita di chi l’accetta, come se tutto andasse bene e si stesse davvero in pace in questo modo: no, lui non ci stava così bene, anzi ne era molto irritato, colpito, offeso, violato. Quello che ci lascia con la sua scomparsa, è tutt’altro e più forte segno di disturbo – quanto in realtà comunicano molti suicidi: che se la vita è tanto importante e rapida e delicata, perché allora la si maltratta e spreca così?

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